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title: Gli Dèi Orfici | Rivista Rosa+Croce
description: "Stefanie Goodart sui Misteri Orfici e sulle divinità della tradizione orfica: «Tutto viene fuori dall'Uno e si risolve nell'Uno»."
author: Rivista Rosa+Croce
url: https://www.amorc.it/documenti/rivista-rosacroce/n-47-primavera-2021/gli-dei-orfici.html
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[![Rivista RosaCroce Primavera 2021](https://www.amorc.it/images/articoli/rivista/Rivista_RosaCroce_n47_Primavera_2021.jpg) **Scarica il PDF**](https://www.amorc.it/rivista/Rivista-RosaCroce-n47-Primavera-2021.pdf "Rivista RosaCroce n 47 Primavera 2021")



*(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Primavera 2021)*



*Rosa+Croce* è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.



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# Gli Dèi Orfici



Autore **Stefanie Goodart**




> «Tutto viene fuori dall’Uno e si risolve nell’Uno.»
> — Museo, allievo di Orfeo ^1^




Il tema dei Misteri Orfici ha consumato la maggior parte delle mie ricerche negli ultimi anni, e ho già scritto diversi articoli sull’argomento. Per questo particolare articolo ho deciso di non fare una panoramica generale delle credenze e delle pratiche orfiche, e intendo invece concentrarmi su due intriganti divinità che vengono citate nei miti orfici, ovvero **Phanes** e **Zagreo**. Queste due figure sono uniche nel senso che non sono tipicamente menzionate nella mitologia popolare greca ^2^.



Ho scelto queste due divinità anche perché entrambe appartengono alla linea di successione che culmina con Dioniso. Alcuni studiosi le interpretano come generazioni precedenti nell’albero genealogico dionisiaco, mentre altri, più familiari con il pensiero metafisico, le vedono come incarnazioni diverse della stessa divinità. In questo studio presenterò prima di tutto un quadro di base della teogonia orfica relativa a Phanes, analizzandone attributi e funzioni attraverso le testimonianze degli autori classici; sposteremo poi l’attenzione sul mito e sui simboli di Zagreo; infine, proporrò un'interpretazione filosofica e universale sul mistero dell'Uno e dei Molti.




## Phanes




![Rilievo di Phanes nell'uovo cosmico](https://www.amorc.it/images/articoli/phanes.jpg)  Phanes che emerge dall'Uovo Cosmico (bassorilievo ellenistico-romano).



**Il mito di Phanes ^3^:** All’inizio tutto era buio e non esisteva nulla se non due serpenti alati ^4^. Si accoppiarono e produssero un uovo brillante ^5^. Un serpente si avvolse attorno all’uovo e lo strinse fino a quando si aprì. Emergeva dall’interno la divinità ermafrodita alata Phanes: dal suo corpo si irradiava una luce così brillante che nessuno poteva guardarlo direttamente. Aveva quattro occhi, corna dorate e le teste di un toro, un ariete, un leone e un serpente. Dalla metà superiore del guscio creò il cielo e dalla parte inferiore la terra. Generò da sé stesso la dea Nyx (la Notte), e unendosi successivamente con lei diede origine a Gaia (la Terra) e Urano (il Cielo). Phanes iniziò allora a ordinare il mondo fisico assegnando una sede al sole, alla luna e alle stelle.



Si ritiene che il mito risalga almeno alla fine del periodo arcaico. Aristofane vi fa allusione nella commedia *Gli uccelli* ^6^ (414 a.C.): sebbene nell'opera teatrale il mito sia parodiato, la figura di Phanes rimane inconfondibile per le scintillanti ali dorate e la nascita dall'uovo ^7^.



Il nome *Phanes* deriva dal greco *phainein* (“portare la luce”) e *phainesthai* (“far risplendere”): per gli orfici indicava “il portatore di luce” o “colui che risplende” ^8^. Così lo descrivono i Rapsodi:



> «E tutti gli altri si meravigliarono quando videro l’inattesa luce nell’Etere; così riccamente brillava il corpo dell’immortale Phanes.» ^9^



Phanes può essere descritto fisicamente come Luce e metafisicamente come Intelletto ^10^. I filosofi neoplatonici lo consideravano il Sole del mondo intelligibile ^11^: Proclo lo definisce il primo intelletto intelligibile che si dispiega nella luce ^12^, mentre Ermia lo chiama il confine dell'intelletto che illumina gli dèi con luce immateriale ^13^. Phanes porta la luce nelle tenebre e l’ordine nel caos ^14^; la sua comparsa è il primo atto manifestativo del Divino increato e senza forma.



La sua natura ermafrodita esprime il ruolo di principio creatore totale ^15^ che racchiude in sé il seme di tutte le potenze divine ^16^. Le molteplici teste e gli occhi senza membra corporee simboleggiano che il mondo materiale non si è ancora addensato ^18^. Secondo Ermia i suoi quattro occhi indicano l'unione della monade originaria con la triade cosmica ^19^, richiamando la dottrina pitagorica della Tetraktys e del quadrato della perfezione ^20^. Phanes è la risposta mitologica e antropomorfa al problema filosofico dell'Uno e dei Molti.




## Zagreo



**Il mito di Zagreo ^21^:** Zeus aveva deciso di trasmettere la sovranità cosmica a suo figlio Zagreo, benché fosse ancora un fanciullo. Ciò accese la gelosia dei Titani, che ordirono una congiura: imbiancatisi il volto con il gesso, attirarono il piccolo offrendogli doni rituali — uno specchio, mele d'oro, una trottola, una palla, astragali, una pigna, un nartece e statuette ^22^. Isolato il fanciullo, i Titani lo assalirono e lo smembrarono in sette parti; le membra furono prima bollite, poi arrostite ^23^ e infine divorate.



Atena sopraggiunse in tempo per salvare l'unico elemento incorrotto: il cuore, che ancora palpitava. Portato il cuore a Zeus, il Padre degli dèi fulminò i Titani riducendoli in cenere. Con il cuore sacro Zeus rigenerò Zagreo in una nuova nascita divina; dalla fuliggine titanica intrisa dei resti di Zagreo, Zeus plasmò la stirpe umana, gli animali e gli uccelli.



Il nome *Zagreo* (“grande cacciatore”) deriva da *za-* (“molto”) e *agreus* (“cacciatore”), o dalla voce ionica *zagre* (la fossa per catturare le fiere) ^24^: paradossalmente, nel dramma sacro il cacciatore si tramuta in preda. Come Phanes, Zagreo è descritto con corna taurine ^25, 26^. La divisione in sette membra rimanda ai sette pianeti sacri, mentre il cuore incorrotto — sede dell'anima — rappresenta il centro intellettivo immutabile dell’*Anima Mundi* ^27^.



Zagreo incarna il ciclo cosmico: l'Uno primordiale che si frammenta nella molteplicità per poi ricomporsi a partire dal cuore spirituale. Come scrisse Jane Ellen Harrison, *«Zagreo è il dio per eccellenza dei Misteri, e il suo significato può essere compreso solo alla luce dei riti orfici»* ^28^.




## Discussione



Nell’uovo primordiale Phanes rappresenta l'armonia degli opposti ^29^. La spaccatura dell'uovo separa il cielo (l'oro celeste) dalla terra (l'argento materiale) ^30^; Phanes è la luce che si unisce a Nyx (la notte), generando Gaia e Urano, archetipi di fenomeno e noumeno ^31^.



Nel mito di Zagreo assistiamo invece al dramma della sintesi: lo specchio offerto dai Titani simboleggia l'illusione del mondo fenomenico. Zagreo, catturato dal proprio riflesso ^32^, precipita nella materia; Olimpiodoro spiega che l'essenza di Zagreo si è diffusa nell'intera creazione proprio inseguendo la propria immagine nello specchio ^33^.




![Titanic Underworld di Victoria Wetsch-Franck S.R.C.](https://www.amorc.it/images/articoli/Titanic_Underworld.jpg)  *Titanic Underworld*, opera di Victoria Wetsch-Franck, S.R.C.



Come osservava G.R.S. Mead, questo mito descrive il pellegrinaggio dell’Anima ^34^ attraverso la differenziazione e il sacrificio ^35^: un motivo universale ripreso secoli dopo dalla simbologia alchemica della *separatio* e *coniunctio*. È solo attraverso l’apparente dissoluzione che l'essere riscopre l'unità originaria in un moto evolutivo di tesi, antitesi e sintesi.



Phanes conferisce la luce e l'intelletto archetipico; Zagreo infonde l'anima vitale con cui spiritualizzare la creazione ^36^. Durante il regno spirituale di Phanes il cosmo viene concepito; con Zeus si manifesta nella materia fisica; con Zagreo la creazione è chiamata a conciliare spirito e forma. Poiché Zagreo viene smembrato, il compito di operare questa reintegrazione viene affidato ai suoi eredi terreni: gli esseri umani.




> «Le anime degli uomini, vedendo le loro immagini nello specchio di Dioniso, per così dire, sono entrate in quel regno in un balzo verso il basso dal Supremo: eppure anche loro non sono tagliate fuori dalla loro origine, dall’Intelletto divino; non è che abbiano trascinato con loro il Principio Intellettuale nella loro caduta; è che, pur essendo discese anche sulla terra, la loro parte più alta regna per sempre al di sopra dei cieli.»
> — Plotino (*Enneadi*, IV, 3, 12) ^37^




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### Riferimenti bibliografici e note



1. Citato in Diogene Laerzio, *Vite dei filosofi*, proemio, 3.
2. La presenza dei nomi “Phanes” o “Zagreo” funge storicamente da marcatore distintivo per classificare un testo come specificamente orfico.
3. Dettagli tratti prevalentemente dai frammenti delle *Rapsodie Orfiche*.
4. Apollonio Rodio, *Argonautiche*, 12 ss.
5. Il tema dell’Uovo Cosmico è universale: dallo yin/yang cinese all'uovo deposto dall'uccello primordiale Benu nell'antico Egitto; analogie emergono anche nella Genesi e, in chiave moderna, nel modello cosmologico del Big Bang.
6. Aristofane, *Gli uccelli*, vv. 690 ss. (*Orphicorum Fragmenta*, fr. 1).
7. Il mito orfico conobbe numerose varianti trasmesse oralmente nei circoli misterici.
8. Walter Wili, *The Orphic Mysteries and the Greek Spirit*, in *The Mysteries: Papers from the Eranos Yearbooks*, Princeton University Press, 1971, p. 71.
9. Citato in W.K.C. Guthrie, *Orpheus and Greek Religion: A Study of the Orphic Movement*, Princeton University Press, 1952, p. 95.
10. Isaac Preston Cory, *Metaphysical Inquiry into the Method, Objects, and Result of Ancient and Modern Philosophy*, Londra: William Pickering, 1833, p. 30.
11. William Smith, William Wayte, G.E. Marindin (eds.), *A Dictionary of Greek and Roman Antiquities*, Londra: John Murray, 1891, p. 301.
12. Thomas Taylor (trad.), *The Commentaries of Proclus on the Timaeus of Plato*, Vol. 1, Londra, 1820, p. 361.
13. Citato in Thomas Taylor, *The Mystical Hymns of Orpheus*, Londra: Bertram Dobell, 1896, pp. 14-15.
14. Michael Jordan, *Encyclopedia of Gods*, New York: Facts on File, 1993, p. 204.
15. Tale tratto androgino si riflette negli epiteti esoterici di Dioniso: *Androgynos*, *Arsenothelys*, *Gynnis* e *Pseudanor*.
16. Damasco, citato in Andrew Lang, *Myth, Ritual, and Religion*, New York: Longmans, Green, and Co., 1899, p. 299.
17. Cfr. M.L. West, *Graeco-Oriental Orphism in the 3rd cent. BC*, Parigi, 1976; M.J. Edwards, *Gnostic Eros and Orphic Themes*, ZPE 88, 1991, pp. 25-40.
18. Manly P. Hall, *Lectures on Ancient Philosophy*, Los Angeles: Hall, 1929, p. 203.
19. Citato in George Stanley Faber, *The Origin of Pagan Idolatry*, Vol. 1, Londra: Rivingtons, 1816, p. 262.
20. David Livingstone, *The Dying God: The Hidden History of Western Civilization*, Lincoln: iUniverse, 2002, p. 135.
21. Dettagli desunti dalle *Rapsodie* orfiche.
22. Proclo, *Commento alle Opere e i giorni di Esiodo*, 52.
23. La bollitura seguita dall'arrostimento sovverte l'ordine sacrificale greco canonico, sottolineando la trasgressione empia dei Titani.
24. Károly Kerényi, *Dionysos: Archetypal Image of Indestructible Life*, Princeton University Press, 1976, p. 82.
25. Nonno di Panopoli, *Dionisiache*, 6.155 ss. Cfr. James George Frazer, *Il ramo d'oro*, cap. sui culti dionisiaci.
26. Nelle *Rapsodie* anche Persefone, madre di Zagreo, presenta corna, due volti e quattro occhi.
27. Plotino, sintetizzato in Luc Brisson, *How Philosophers Saved Myths*, University of Chicago Press, 2004, p. 77.
28. Jane Ellen Harrison, *Prolegomena to the Study of Greek Religion*, Cambridge University Press, 1903, p. 481.
29. Christopher Bamford et al., *Homage to Pythagoras: Rediscovering Sacred Science*, New York: Steiner Books, 1994, p. 22.
30. Manly P. Hall, *Lezioni di filosofia antica*, cit., p. 203.
31. Ibid., p. 204.
32. Analogamente al mito di Narciso, sedotto dalla propria effigie riflessa nella fonte.
33. Olimpiodoro, *Commento al Fedone*, citato in Cornelio Agrippa, *La filosofia occulta*, 1993, p. 428.
34. G.R.S. Mead, *The Orphic Pantheon*, Edmonds: The Alexandrian Press, 1984, p. 22.
35. Marcel Detienne, *La scrittura di Orfeo*, Baltimora: Johns Hopkins University Press, 2002, p. 157.
36. Edwin O. James, *Creation and Cosmology*, Leiden: Brill, 1969, p. 75.
37. Plotino, *Enneadi*, IV, 3, 12.
