(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Primavera 2021)

Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.


Dat rosa mel apibus

La rosa dà il miele all’ape
Autore José Botello Gran Maestro della Giurisdizione di Lingua Spagnola per le Americhe
«L’assenza di conoscenza della letteratura spirituale è uno dei problemi più seri che abbiamo oggigiorno.»
José Botello

L’assenza di conoscenza della letteratura spirituale è uno dei problemi più seri del nostro tempo: le notizie dell'ultima ora, gli eventi contingenti e la fretta della comunicazione immediata assorbono l'intera nostra attenzione. In passato le letterature filosofica, mistica e religiosa costituivano il perno educativo di ciascun individuo; oggi questo patrimonio è stato in gran parte accantonato.

Con il trascorrere degli anni le preoccupazioni esteriori, come il lavoro e le contingenze economiche, attenuano la loro urgenza: l'attenzione torna spontaneamente a volgersi verso l’Essere Interiore, ma molti, non avendolo coltivato in gioventù, provano smarrimento per aver trascurato la propria dimensione profonda. Le generazioni contemporanee hanno spesso abbandonato questo universo metaforico, dimenticando che un mito o un simbolo tradizionale racchiudono chiavi preziose per interpretare le prove dell'esistenza quotidiana. Per il discepolo sincero, la comprensione di questo retaggio si trasforma in uno strumento fondamentale per la padronanza della vita.

Il simbolo ermetico di Robert Fludd

Quando lessi per la prima volta l’espressione «La rosa dà il miele all’ape» (Dat rosa mel apibus), straordinario lascito del filosofo e rosacrociano Robert Fludd, ne rimasi profondamente colpito.

L'incisione raffigura una grande rosa sbocciata con quarantanove petali — disposti in sette cerchi concentrici di sette petali ciascuno — che germoglia da uno stelo le cui spine formano una croce, a simboleggiare il trionfo e la preminenza della vita spirituale sulla materia. L'immagine mostra inoltre un’ape che si libra in volo dall'alveare verso il centro della corolla: la rosa rappresenta l’Anima Universale, mentre l’ape incarna l’eterno pellegrino sul sentiero della ricerca spirituale, teso a raccogliere il nettare della divina conoscenza. Come studenti rosacrociani dobbiamo meditare su questi simboli, penetrarne il senso e tradurne la saggezza in opere concrete.

Dat rosa mel apibus - Robert Fludd Dat rosa mel apibus (“La rosa dà il miele all'ape”), celebre emblema di Robert Fludd (Summum Bonum, 1629).

Studiando questo motto mi sono chiesto: perché la rosa concede il suo miele unicamente all’ape? Potrebbe offrirlo a una mosca o a un altro insetto qualunque?

L’ape è un simbolo sacro antichissimo che incarna l’intelligenza operosa, la conoscenza e la saggezza. Non a caso, sull'Albero della Vita cabalistico queste facoltà corrispondono alla triade superiore del mondo di Atziluth (l'Emanazione divina): Kether (la Corona della Conoscenza), Chokhmah (la Saggezza) e Binah (l'Intelligenza). Secondo lo storico latino Plinio, uno sciame d'api si posò sulle labbra di Platone fanciullo per profetizzarne la dolcezza dell'eloquenza; la cosmogonia egizia narra che dalle lacrime del dio solare Ra nacquero le prime api sulla terra.

La relazione tra la rosa (l'Anima) e l'ape (il discepolo) rivela una mirabile alchimia spirituale custodita lungo la catena iniziatica dei secoli. Quanto al miele, esso fu considerato dai Maestri del passato come l'essenza stessa della verità divina. Nell'Antico Testamento (Proverbi 6:8, versione dei LXX) si legge:

«Osserva com’è laboriosa l’ape e quanto è nobile l’opera che compie. Il miele che produce è usato dai re e dai popoli per la loro salute: tutti lo ricercano e lo apprezzano. Per quanto l’ape sia debole, la rispettano per onorarne la saggezza.»

Non è un caso fortuito che la rosa doni il proprio nettare soltanto all'ape: essa sola possiede i caratteri, l'operosità e la disciplina necessari per trasformarlo in miele. Gran parte di queste virtù descrivono con mirabile fedeltà i requisiti dello studente rosacrociano.

Le virtù dell’ape e la Legge del Triangolo

Le abitudini delle api possono essere distinte sul piano individuale e su quello collettivo, riflettendo la dinamica dell'evoluzione umana che esige cooperazione e fratellanza:

Qualità individuali
  • Intelligenza e riflessi rapidi
  • Fiducia nella conoscenza
  • Lavoro e spirito di sacrificio
  • Costanza, dedizione e responsabilità
  • Adattabilità ai mutamenti e gestione delle crisi
  • Eccellente senso dell'orientamento
Qualità collettive
  • Coordinazione e senso dell'unità
  • Rispetto della gerarchia e delle istruzioni
  • Fiducia reciproca tra i membri
  • Comunicazione limpida e cooperazione
  • Servizio altruistico e ingegneria esemplare
  • Lealtà incrollabile verso l'alveare

In virtù della Legge del Triangolo, tutte queste virtù possono essere ricondotte a tre principi cardine:

  • La Conoscenza (primo vertice): il dominio dell'orientamento, la padronanza delle tecniche e la consapevolezza del compito da svolgere;
  • La Fiducia (secondo vertice): la certezza nella gerarchia, nell'unità della comunità e nell'affidabilità reciproca dei propri simili;
  • La Lealtà (terzo vertice): il punto d'incontro e di sintesi che scaturisce dall'unione di conoscenza e fiducia: si è leali solo verso ciò in cui si ha fiducia, e si confida pienamente solo in ciò che si conosce.

La medesima legge ternaria si riscontra nel processo iniziatico: il primo punto del triangolo è la Fonte (la Rosa); il secondo punto è il discepolo che la ricerca con la sua disciplina interiore (l'Ape); il terzo punto, manifestazione e sintesi, è la Saggezza realizzata (il Miele).

La lealtà come scelta cosciente

Soffermiamoci sulla virtù della lealtà. Lo studente che non approfondisce gli insegnamenti dell’Ordine non può riporre in essi autentica fiducia: la carenza di conoscenza, unita alla diffidenza che ne deriva, genera fatalmente la slealtà. La quasi totalità di coloro che adottano atteggiamenti sleali verso la Tradizione lo fa per superficialità nello studio e assenza di fiducia nei suoi frutti.

«La lealtà non è una semplice emozione affettiva, ma una risoluzione mentale: la scelta cosciente di difendere ciò che è giusto.»

A differenza della fedeltà — legata al sentimento e all'attaccamento personale —, la lealtà è un atto di rispetto verso principi etici, una causa ideale o un giuramento prestato. Essa non scaturisce da una reazione emotiva passeggera, ma da una decisione cosciente dell'intelletto che riconosce il bene e lo persegue con fermezza.

In un'epoca in cui si assiste al tradimento degli ideali per bramosia di denaro, vanità o ambizione personale, la lealtà autentica non ammette vacillamenti: è un valore solenne che deve essere vissuto quotidianamente. Sul sentiero mistico, l'assenza di dubbio non si fonda sul dogma cieco, ma sulla fiducia che nasce dalla verifica personale e dall'esperienza diretta.

L’artigiano della Rosa-Croce

Sole tra le mani

Come l’ape è un'esemplare artigiana della natura per la maestria con cui edifica i propri favi, così il membro rosacrociano che compie il proprio percorso diviene un autentico artigiano spirituale. Le virtù che lo caratterizzano sono l’operosità instancabile a servizio del bene comune, la lealtà verso la parola data e una profonda, incrollabile umiltà.

La lealtà è la concretizzazione della parola d'onore: un impegno suggellato con una stretta di mano o un abbraccio fraterno possiede maggior valore di qualsiasi contratto materiale. Essa richiede fedeltà alla causa sia nelle ore serene sia nelle avversità, onorando chi ci ha guidati, l'amico che ci ha sostenuti, il Paese che ci accoglie e la comunità ideale che ci nutre.

Professare lealtà rende l’individuo integro e affidabile, edificando relazioni umane durature fondate sul rispetto e sulla rettitudine morale, aprendo le porte a una serenità psicologica ed emotiva autentica.

«Il sangue fa di noi dei parenti, ma la lealtà fa di noi una famiglia.
Fratres e sorores, siamo un'unica famiglia rosacrociana: custodiamo con onore il Codice di Vita e avanziamo con lealtà sul sentiero della Luce.»