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title: "Storia del Rosacrocianesimo – Capitolo V: La Terra di Smeraldo"
description: "Storia del Rosacrocianesimo, capitolo V: La Terra di Smeraldo. La filiazione spirituale, Il Mondo Immaginario, L’immaginazione vera."
url: https://www.amorc.it/ordine-rosacroce/storia-del-rosacrocianesimo/capitolo-5.html
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# Storia del Rosacrocianesimo – Capitolo V: La Terra di Smeraldo

**Capitolo V della «Storia del Rosacrocianesimo».** In questo capitolo: La filiazione spirituale, Il Mondo Immaginario, L’immaginazione vera, I racconti iniziatici, La Natura Perfetta e altro.




Come abbiamo visto in precedenza, da un punto di vista strettamente storico, la RosaCroce apparve soltanto a partire dal XVII secolo. Dobbiamo pertanto dedurre che essa non sia esistita prima? Per Sédir «la RosaCroce ha portato questo nome solo in Europa e nel XVII secolo. Non si possono dire i nomi che essa aveva altrove né prima né dopo». Egli aggiunge: «quanto alla RosaCroce essenziale, essa esiste da quando ci sono gli uomini in questo mondo, poiché essa è una funzione immateriale dell’anima della Terra». Cosciente dell’insufficienza delle proprie ricerche, riteneva che le origini reali dell’ordine della RosaCroce non fossero da ricercare nelle pergamene, poiché essa non poggia sulla terra, ma nell’invisibile^[1](https://www.amorc.it/#nota-05-1)^.



Uno studio dell’origine degli Ordini iniziatici basato soltanto sui loro aspetti oggettivi e cronologici potrebbe condurre allo storicismo, cioè ad una visione essenzialmente positivista e riduttiva della sua genesi. Non rischierebbe allora di tralasciare l’essenziale: la sua relazione con il sacro? Come riporta Mircea Eliade, «la storia delle religioni, dalle più primitive alle più elaborate, è costituita da un accumulo di ierofanie, attraverso le manifestazioni di realtà sacre»^[2](https://www.amorc.it/#nota-05-2)^. Lo stesso vale per gli Ordini iniziatici. La loro storia si radica in esperienze dei numi^[3](https://www.amorc.it/#nota-05-3)^; per tale ragione dobbiamo ora trattare questo aspetto. Proprio come Christian Rosenkreutz che viaggiava verso il mondo arabo, questo studio ci farà fare scalo nella terra dell’Islam.



## La filiazione spirituale



René Guénon ha tentato di definire l’iniziazione come la trasmissione di un’influenza spirituale la cui fonte è sovrumana. Resta tuttavia impreciso riguardo all’origine di quest’ultima, che egli colloca in tempi immemorabili. Evoca due modalità per questa trasmissione: una verticale, che discende direttamente dall’invisibile verso l’umanità e l’altra orizzontale, che è la ritrasmissione di questo deposito sacro da iniziato a iniziato. La maggior parte di coloro che studiano la storia degli Ordini iniziatici si accontenta generalmente di evocare la filiazione orizzontale, poiché è vero che la prima resta inafferrabile allo storico. Tuttavia, procedendo così, essi limitano spesso la questione della filiazione iniziatica a livello di una amministrazione che consegna certificati e diplomi. Altri, quali Henry Corbin, privilegiano la trasmissione verticale e fanno dell’esperienza mistica, della filiazione spirituale, un criterio fondamentale di validità tradizionale.



## Il Mondo Immaginario



Alla fine del nostro articolo precedente abbiamo segnalato le somiglianze che esistono fra le biografie di certi fondatori di correnti spirituali e quella di Christian Rosenkreutz. Henry Corbin evoca le stesse personalità aggiungendone anche qualcuna, ma trae conclusioni più interessanti di quelle di Paul Arnold. Egli vi osserva le manifestazioni di immagini primordiali riportate a galla da una stessa esperienza spirituale. Rievoca allora il principio di una fonte comune attraverso una filiazione, non terrestre, ma celeste, che mette radici nel Mondo Immaginario. Henry Corbin si è sforzato di spiegare il senso di questo mondo nelle sue molteplici opere e in particolare in quelle che ha dedicato al grande filosofo e mistico dell’Iran islamico Shihâboddîn Yahyâ Sohravardî (1155-1191). Ermete, Platone e Zoroastro sono le figure essenziali che alimentano le riflessioni di questo platonico dell’Islam shî’ita.



Sohravardî presenta il Mondo Immaginario (âlam al-mithâl), come una dimensione situata entro le sfere puramente spirituali e materiali^[4](https://www.amorc.it/#nota-05-4)^. Designata teosoficamente come il Malakût (il mondo dell’anima e delle anime), svolge un ruolo di mediatore fra il mondo delle forme e quello delle essenze pure. È designato come l’Ottava Atmosfera, la Terra delle Città di Smeraldo, o Hûrqalyâ. Sohravardî ne parla come del mondo che incontra il pellegrino dello spirito nelle sue esperienze mistiche. Per descrivere il processo di elevazione dell’anima verso questo piano di coscienza, il simbolismo iraniano parla della scalata della montagna di Qâf. Si tratta di una montagna cosmica la cui cima non è altro che il centro più elevato della psiche dell’uomo e sulla quale si trova la roccia di smeraldo che colora la volta del cielo di verde. È là che risiede lo Spirito Santo, l’Angelo dell’Umanità. Per i sufi, lo smeraldo è il simbolo dell’anima cosmica. È abbastanza sorprendente trovare un concetto simile presso i cabalisti cristiani: Johannes Pistorius, infatti, in De Artis cabbalisticaæ (1587), parla della «linea verde» dell’ultimo cielo quando evoca l’anima del mondo e questo concetto si ritrova anche nella Cabala svelata di Knorr von Rosenroth (1677)^[5](https://www.amorc.it/#nota-05-5)^.



## L’immaginazione vera



Il Mondo Immaginario assolve ad una funzione legata all’esperienza interiore. Secondo Sohravardî, è per mezzo di una facoltà particolare dell’anima, l’immaginazione attiva, che l’uomo accede a questa dimensione. Lo stesso Paracelso evocava questa facoltà dell’immaginatio vera, l’immaginazione vera, che esortava a non confondere con la Fantasia. Come ha mostrato Carl Gustav Jung, l’immaginazione vera è una chiave fondamentale per comprendere la Grande Opera. Il Rosarium (XIV secolo) indica d’altra parte che l’Opus alchemica deve essere compiuta con l’immaginazione vera, e Martin Ruland, nel suo Lexicon alchemiæ (1612) dice che «l’immaginazione è l’astro nell’uomo, il corpo celeste o sovraceleste»^[6](https://www.amorc.it/#nota-05-6)^. Anche Jacob Boehme evoca il Mondo Immaginario sotto i tratti del Santo Elemento, l’anima del mondo dove dimora la Sophia, una rappresentazione che ricorda Spenta Armaiti, la Sophia del mazdeismo.



Il Mondo immaginario ci interessa particolarmente nella misura in cui, come ha mostrato Henry Corbin, è la dimensione eterna dove “si svolgono” gli avvenimenti riportati nei miti, le grandi epopee. È il “luogo” in cui si manifestano le visioni dei profeti e dei mistici, dove le guide dell’umanità ricevono la loro missione. È il “luogo” delle iniziazioni mistiche e anche quello delle «filiazioni spirituali la cui autenticità non è di competenza della documentazione, degli archivi»^[7](https://www.amorc.it/#nota-05-7)^. Questo Mondo Immaginario è un punto di congiunzione fra i mondi materiale e spirituale, è considerato terra delle visioni e terra di resurrezione poiché è qui che l’iniziato ritrova il suo corpo di gloria, (L’Uomo di Luce di cui parla anche Zozimo, l’alchimista alessandrino del II secolo) che rende possibile le nozze dell’anima, l’incontro con la sua Natura Perfetta. Per Sohravardî, coloro che giungono a questa esperienza spirituale divengono discepoli di Ermete.



## I racconti iniziatici



I viaggiatori dello spirito che hanno attinto a questo piano di coscienza dell’anima hanno generalmente riportato la loro esperienza attraverso racconti simbolici, i quali divengono i testi fondatori dei movimenti spirituali che nascono sulla loro scia e possiedono parecchie caratteristiche. Innanzitutto come indica Henry Corbin, non sono dei miti nel senso comune del termine; si riferiscono ad avvenimenti la cui realtà, il tempo e il luogo non sono della storia profana, ma del Mondo Immaginario, il mondo dell’anima: escono dalla ierostoria cioè dalla storia sacra. Non è quindi importante comprendere il loro senso letterale, ma il loro senso interno per riprendere l’espressione di Emmanuel Swedenborg, e solo l’ermeneutica permette di comprenderne il significato. Inoltre, possiedono una capacità di trasformazione, poiché sono portatori di una luce che tocca il centro intimo del lettore pronto a percepirne la profondità. In questo senso sono veramente dei racconti iniziatici. Uno dei più celebri fra questi testi è quello che racconta la scoperta della tomba di Ermete Trismegisto.



## La Natura Perfetta



Numerosi storici hanno osservato che Christian Rosenkreutz appariva nel momento in cui si eclissava Ermete Trismegisto, il cui patrimonio è rimesso in causa da Casaubon (1614). Per Antoine Faivre si assiste allora, con la Fama Fraternitatis, ad una rifondazione dell’esoterismo occidentale. A questo titolo è interessante constatare che il racconto della scoperta della tomba di Christian Rosenkreutz ricorda quella del sepolcro di Ermete. Secondo Henry Corbin, il racconto nel quale Balînûs, cioè Apollonio di Tiana, riporta la sua scoperta del corpo di Ermete, è la tipificazione dell’incontro dell’uomo con la sua anima, la sua Natura Perfetta^[8](https://www.amorc.it/#nota-05-8)^. Ermete tiene in mano la Tavola di Smeraldo e un libro contenente i segreti della Creazione, elementi che evocano l’idea secondo la quale colui che arriva a conoscere se stesso, entrando nelle proprie profondità, conosce i segreti di Dio e dell’universo.



Sembra che il racconto di Balînûs sia tratto da un passaggio del Picatrix^[9](https://www.amorc.it/#nota-05-9)^ che fa parlare Socrate della Natura Perfetta. Quest’ultimo, evocando la testimonianza di Ermete, indica che essa rappresenta l’entità spirituale del filosofo, la guida interiore che apre i chiavistelli della saggezza. Un’altra parte del Picatrix comprende una preghiera presentata come parte della liturgia astrale dei Sabei di Harrân. Essa invoca Ermete precisando che in arabo si chiama ‘Otâred, in persiano Tîr, in romaico Hârûs, e in indiano Buddhâ^[10](https://www.amorc.it/#nota-05-10)^. Aggiungiamo che questo incontro fra l’uomo e la sua Natura Perfetta è evocato anche nel prologo del Corpus Hermeticum: il Pimandro.



## Il Vecchio Saggio



La tomba rappresenta il luogo di transizione verso l’altro mondo e certi testi l’associano al passaggio verso il Mondo Immaginario; esso simboleggia in realtà il luogo della metamorfosi del corpo in spirito, della sua resurrezione. Per Carl Gustav Jung, rappresenta anche la discesa nelle profondità dell’inconscio. I corpi dei due maestri Christian Rosenkreutz ed Ermete Trismegisto, scoperti nel loro sepolcro, sono corpi di vecchi. Jung analizza la presenza di questo simbolo nei miti, nei racconti o nei sogni come l’espressione di un archetipo: quello del Vecchio Saggio. Egli considera che quando l’individuo ha raggiunto un certo stadio nella sua ricerca, l’inconscio cambia aspetto nella sua vita interiore. Appare ormai in una forma simbolica nuova che rappresenta il Sé, il centro più interno della sua psiche. Nel caso di una donna, sarà rappresentato da una sacerdotessa, da una maga, nel caso di un uomo si manifesterà generalmente sotto forma di un vecchio saggio, di un iniziatore. Jung vede anche in Ermete l’archetipo del processo alchemico, dell’iniziazione. Egli associa Ermete-Mercurio all’inconscio e ne fa un elemento di primo piano nel processo d’integrazione, cioè della scoperta del centro dell’essere: il Sé.



## Gli Amici di Dio



Alla fine dell’ultimo volume della sua opera magistrale Nell’Islam Iraniano, Henry Corbin si sofferma sulle somiglianze esistenti fra le biografie o i testi dei fondatori di alcuni movimenti spirituali. Egli vi scorge temi comuni come il concetto di Amici di Dio, il colore verde, l’idea dei cicli, altrettante ricorrenze rivelatrici di una stessa esperienza spirituale^[11](https://www.amorc.it/#nota-05-11)^. Vi si ritrova anche spesso il riferimento al viaggio verso l’Oriente, alla scoperta di una tomba, al progetto di creare un movimento spirituale ai margini della religione ufficiale, di una sorta di cavalleria laica, persino di una cavalleria spirituale. Uno dei punti che differenzia l’Islam Sh’ita dall’Islam Sunnita è l’idea dei cicli della Rivelazione Divina. Per gli Sh’iti il ciclo dei profeti è iniziato nel momento in cui Adamo è uscito dal Paradiso e suo figlio Seth ne ricevette il deposito sacro (Gabriele gli cede anche un mantello di lana verde). Questo periodo è chiuso da Mohammad, il Sigillo dei profeti. Inizia un nuovo periodo, perché il Verbo continua a circolare nella Creazione: è il ciclo delle walâyat che ha come scopo la rivelazione dell’esoterismo della profezia. Coloro che la trasmettono sono presentati come dei cavalieri e chiamati Amici di Dio. Sono esseri arrivati ad un’alta realizzazione spirituale, degli uomini perfetti, veri epifani di Dio. Sono necessari per temporeggiare lo squilibrio della creazione che ha perduto la sua relazione con il Divino.



Uno dei più grandi rappresentanti del sufismo iraniano, Rûzbehân Baqlî Shîrâz (1128-1209), diceva in merito: «Sono gli occhi attraverso i quali Dio guarda ancora il mondo». Si ritrova anche il tema dell’amicizia divina nei Vangeli, nei quali San Giovanni riporta: «Non vi chiamo più servitori, poiché il servitore non sa ciò che fa il suo maestro; ma vi chiamo amici, perché tutto ciò che ho udito da mio Padre, ve l’ho fatto conoscere» (Giovanni XV, 15).



## L’Isola Verde



L’espressione Amici di Dio si ritrova in Occidente, dove designa il gruppo fondato da Rulman Merswin in seguito al suo incontro con l’Amico di Dio del Paese-Alto, un viaggiatore misterioso. Questa piccola comunità, che frequenterà Jean Tauler, aveva eletto domicilio a Strasburgo, in un luogo chiamato l’Isola Verde. Questo nome non manca di evocare la dimora segreta dell’Imam nascosto di cui l’Islam Shî’ita attende il ritorno ai tempi escatologici, chiamata l’Isola Verde. Rulman Merswin pensava che l’epoca dei chiostri fosse passata, che bisognasse creare un altro tipo di struttura, un Ordine di un genere nuovo che non fosse composto da chierici. Notiamo che alla sua morte, nel 1382, le sue opere, scritte su tavolette di cera, saranno chiuse nella sua tomba^[12](https://www.amorc.it/#nota-05-12)^.



Altre personalità, come Tauler, Eckart e coloro che si raggrupparono intorno a Suso, erano chiamate Amici di Dio. I discepoli di quest’ultimo progettarono di formare una Confraternita della Saggezza Eterna. Anche Johann Valentin Andreæ utilizzò l’espressione Amici di Dio nel suo Theca gladii spiritus (Il Fodero della gloria dello spirito) 1616, un libro che riprende numerosi brani della Confessio Fraternitatis. Nell’idea dei personaggi o dei gruppi che abbiamo citato, il titolo di Amici di Dio designa generalmente degli Eletti, delle Guide dell’umanità, coloro che hanno vissuto un’esperienza illuminatrice.



## I Fravartis



Nell’Islam, il concetto di Amico di Dio coincide con il tema della Cavalleria Spirituale. La confraternita ismaelita da’wat, con la quale i Templari avrebbero instaurato delle relazioni, si presenta d’altro canto come un Ordine cavalleresco. Anche nello Shî’ismo, si trova l’idea di una cavalleria comune alle tre Religioni del Libro. Per Corbin, l’idea di una tale Cavalleria Spirituale è radicata in una religione dell’Iran preislamico: lo Zoroastrismo. Si riferisce ai primi istanti della Creazione, a una missione data a certi esseri, i Fravartis, per ristabilire l’armonia del mondo. Il concetto, che non è possibile esporre qui per mancanza di spazio, è legato a quello della natura iniziale dell’uomo, la sua Natura Perfetta, la sua dimensione di Uomo di Luce che egli riconquista attraverso un’esperienza mistica.



Coloro che hanno vissuto questo tipo di esperienza, questi illuminati, nel senso nobile del termine, sono quelli che hanno incontrato Elia, l’iniziatore spirituale. Secondo una tradizione sufi proveniente dallo Yemen, Khezr-Elia è l’iniziatore degli owaysî, discepoli che ricevono la loro iniziazione da un’esperienza spirituale, senza passare da un maestro terrestre (es.: Oways al-Qaranî, Ibn Arabi, Hallâj…). È utile precisare che questo Khezr (o Khird, o al-Khadir, conosciuto in India sotto il nome di Khawadja Khidr) è spesso assimilato ad Ermete Trismegisto o a Seth. Secondo la Tradizione, egli abita dove si toccano gli oceani celeste e terrestre. Si dice che il suo mantello si colorò di verde dopo che egli si fu bagnato nella fonte della vita. Questo Khezr non è che una designazione della Natura Perfetta, l’Angelo della Conoscenza, cioè la natura più luminosa dell’uomo, il suo Maestro Interiore. Questa esperienza fa entrare coloro che la vivono nella stirpe di una Cavalleria Spirituale.



## La Cavalleria Spirituale



Si trovano le tracce di tale Cavalleria Spirituale presso i diversi personaggi che abbiamo evocato. All’incirca all’epoca in cui Joachim de Flore (XII secolo) fonda un Ordine monastico nello spirito del cristianesimo primitivo, Wolfram von Eschenbach sviluppa in Germania l’idea di una cavalleria comune alla cristianità e all’islam. Il suo Parzival, da cui Richard Wagner trasse Parsifal, ha origine da un testo arabo che Kyôt il Provenzale aveva raccolto a Toledo. Questa versione della leggenda del Graal è di origine iraniana^[13](https://www.amorc.it/#nota-05-13)^. È stupefacente constatare che il Graal di Parzival è una pietra preziosa sulla quale discende la colomba dello Spirito Santo. Una tradizione riporta che si tratta di uno smeraldo sul quale è stato tagliato il profilo del Graal.



Lo studio delle biografie dei diversi Amici di Dio che abbiamo evocato fa pensare che esse testimonino tutte delle esperienze spirituali simili che le collegano ad una filiazione spirituale comune. Questa idea preoccupava molto Henry Corbin ed è su questo argomento che termina la sua opera magistrale: Nell’islam iraniano^[14](https://www.amorc.it/#nota-05-14)^. Egli considera che una stessa linea di forza, immergendosi in un passato immemorabile, diede alla luce in seno allo scisma all’idea di una cavalleria comune a tutte le tradizioni abramiche, come fece sbocciare in Occidente l’idea di una cavalleria ecumenica raggruppante i cavalieri della cristianità e dell’islam^[15](https://www.amorc.it/#nota-05-15)^. Attraverso questi personaggi, non vediamo un progetto comune ai sostenitori dell’esoterismo orientale e occidentale? Non vediamo qui «il segreto spirituale più prezioso di tutte le nostre tradizioni occidentali?»^[16](https://www.amorc.it/#nota-05-16)^. Questa Cavalleria Spirituale possiede delle mire escatologiche e collega i Profeti, gli Eletti, le Guide, gli Iniziati che operano dall’origine della Creazione per la venuta dell’Aurora che restituirà la Luce al mondo.



## Le ere del mondo



Molteplici tradizioni riportano il fatto che la Rivelazione Divina che illuminerà totalmente l’uomo sui disegni di Dio durerà diversi millenni. Si trova quest’idea nel Giudaismo, nel Cristianesimo e nell’Islam. Secondo il Giudaismo l’universo esisterà solo seimila anni, al termine dei quali Elia tornerà per purificare il mondo prima che arrivi il Messia. Questo ritorno è anche evocato nei Vangeli (Marco IX, 12 e Matteo XIV, 11). La profezia si presenta anche nel XII secolo con Joachim de Flore che distribuisce i cicli della Rivelazione Divina intorno alle tre persone della Trinità. Dopo l’era del Padre e quella del Figlio, annuncia l’imminenza del terzo periodo della Rivelazione, quello dello Spirito Santo, caratterizzato dal ritorno di Elia e dalla sostituzione della Chiesa di Pietro con quella di Giovanni. Queste idee dei cicli e della comparsa di una nuova Chiesa avranno una grande influenza sui movimenti mistici che esaltano una religione interiore. Fra questi Henry Corbin cita i gioachimiti dei secoli XII e XIII, Arnauld de Villeneuve, Cola di Rienzo, i RosaCroce, Jacob Boheme, Schelling, Franz von Baader, Nicolas Berdiev, ecc.^[17](https://www.amorc.it/#nota-05-17)^. Sottolineiamo che queste idee ebbero anche una grande influenza sui cabalisti cristiani del Rinascimento, Paracelso, la “Naometria” di Simon Studion, i Manifesti rosacrociani e su Martinès de Pasqually.



## Il Paraclito



Come ha mostrato Henry Corbin, l’idea di una Rivelazione scaglionata intorno ai cicli svolge un ruolo importante nell’Islam. D’altra parte egli ha sottolineato le affinità esistenti fra la teoria delle tre ere del mondo del monaco della Calabria e quella dell’hexæmeron nell’islam shî’ta^[18](https://www.amorc.it/#nota-05-18)^. Il principio dell’hexæmeron è stato esposto dal filosofo iraniano Nâsir-e Khosraw un secolo prima che Joachim de Flore formulasse la sua teoria. Egli fa un parallelo fra i sei giorni della Creazione e l’apparizione di sei grandi religioni (Sabeismo, Brahmanesimo, Zoroastrismo, Giudaismo, Cristianesimo e Islam). Ognuna di queste tappe è caratterizzata dalla venuta di un profeta che porta un’illuminazione nuova sul Divino. Questi sei giorni non formano tuttavia che la notte della religione ed è al settimo giorno che sarà svelato il senso spirituale, esoterico, di tutte le rivelazioni. Nell’Islam esistono numerosi testi che sviluppano questo tema, come La Saggezza dei profeti di Ibn ‘Arabi (XI secolo), che vede nei profeti la tipificazione dei gradi della gerarchia dell’essere e della Saggezza, o Il Roseto del mistero di Mahmûd Shabestarî (XIV secolo), che vi vede la simbolizzazione degli stati mistici. Dal canto suo, Semnânî (XIV secolo) collega i profeti ai sette centri sottili dell’essere.



Nel XII secolo, i teosofi shî’iti hanno una predilezione per il Vangelo e l’Apocalisse di san Giovanni, sono giovanniti. Assimilano la parusia del dodicesimo Imano con il Paraclito, lo Spirito-Santo, annunciato da san Giovanni. Nel XVII secolo, nel momento in cui fiorì la RosaCroce, la scuola shî’ita di Iaspahan va ad identificare l’Imano nascosto (il dodicesimo) con il Saoshyan, cioè il Salvatore che secondo lo Zoroastrismo, dovrà venire alla fine del XII millennio per ripristinare la Creazione nella sua Luce originale.



## Ierostoria



Nicolas Berdiev come Henry Corbin ha mostrato che i cicli della rivelazione che abbiamo citato, di cui parlano i cristiani e i musulmani, non devono essere intesi come delle tappe cronologiche. Non dipendono dalla storia ma da ciò che chiamano la ierostoria, la storia sacra i cui avvenimenti non si succedono in modo lineare. Si collocano nell’ambito del mondo dell’anima, il mondo delle ierofanie. Così, essi ritengono che questi periodi riflettano stadi di sviluppo interiore dell’uomo e non periodi della storia. I fatti storici riportati sono solo delle storicizzazioni di avvenimenti della storia sacra, le cui manifestazioni sono destinate ad edificarci. Così, mentre alcuni uomini sono solo ad un primo livello di rivelazione, altri, quelli che fanno l’esperienza dell’Ottava Atmosfera, il Mondo Immaginario, vivono già al tempo dello Spirito, poiché sono divenuti degli Amici di Dio attraverso la loro esperienza interiore.



È a questo sviluppo che conducono gli Ordini iniziatici autentici. Le esperienze mistiche dei loro fondatori hanno dato vita a gruppi che sono altrettanti rami di uno stesso albero collegato al tronco da una stessa cavalleria spirituale. Giambattista Willermoz parlava a questo proposito di un Alto e Santo Ordine che trova le sue origini all’inizio del mondo^[19](https://www.amorc.it/#nota-05-19)^. Quanto al Rosacrocianesimo moderno, si riferisce all’Ordine invisibile che è la Grande Fratellanza Bianca di cui l’Ordine della RosaCroce è la manifestazione sul piano visibile. È dunque sotto questo rapporto che si deve cercare la sua fonte.



Certo, quest’origine non si dimostra con dei documenti, e si comprenderà che quest’idea ripugna agli storici razionalisti. Urterà meno coloro che, nella stirpe di un Mircea Eliade, fanno appello ad un nuovo sguardo sull’origine dei movimenti spiritualisti esoterici e iniziatici. Su questo punto, gli studi di Henry Corbin si dimostrano preziosi ed è la ragione per la quale abbiamo ampiamente fatto riferimento ai suoi scritti in questo articolo. Le sue riflessioni lasciano pensare che la biografia di Christian Rosenkreutz possa leggersi come un racconto visionario, ad immagine di quello della scoperta della Tavola di Smeraldo. Essa riporta un’esperienza spirituale, un incontro con la Natura Perfetta che apre i segreti della Creazione. Non è la biografia di un uomo che è esistito, ma la storia di un personaggio che rimanda al Mondo Immaginario, il mondo che Henry Corbin considera la possibile fonte delle filiazioni iniziatiche. Così, la Fama Fraternitatis si colloca nella stirpe dei racconti iniziatici che, dall’alba dei tempi, invitano gli uomini ad unirsi alla Fraternità che opera in segreto per la restaurazione della Luce del Mondo.



Si comprenderà allora ulteriormente ciò che voleva dire Michael Maier quando presentava il Rosacrocianesimo come uscito dalle spiritualità egiziane e braminiche, dei Misteri di Eleusi e di Samotracia, dei Magi di Persia, dei Pitagorici e degli Arabi. Pertanto possiamo sentire in cosa l’origine di un movimento iniziatico oltrepassa la storia e si inserisce nella ierostoria, quella che non si legge nei documenti, ma nel mondo dell’anima. Newton non diceva nei suoi scritti alchemici che le verità reali si interpretano nei miti, nelle favole e nelle profezie?



## Note



1. Histoire des Rose-Croix (Storia dei RosaCroce), Bihorel, 1932, Bibliothèque des Amitiés Spirituelles, pp. 110, 332. Questo studio, anche se comprende numerosi errori, resta interessante per vari aspetti. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-1)
2. Mircea Eliade Le Sacré et le profane (Il Sacro e il profano). Gallimard, Paris 1965. Su questo argomento vedere anche Mircea Eliade e Pettazzoni, L’histoire des religions a-t-elle un sens? (La storia delle religioni ha un senso?), Cerf, Paris, 1994. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-2)
3. Termine forgiato da Rudolf Otto. Dal latino Numen, Dio. Vedere il suo libro Le Sacré (Il Sacro). Payot. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-3)
4. Vedere Henry Corbin Pour une charte de l’imaginal (Per una carta dell’immaginario), preludio della seconda edizione di Corps spirituel et terre céleste, de l’Iran mazdéen à l’Iran Shi’ite (Corpo spirituale e terra celeste, dall’Iran mazdeo all’Iran Shi’ita), Buchet/Chastel. Paris, 1979. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-4)
5. Vedere Antoine Faivre, Les conférences de Lyon (Le conferenze di Lione), ed. du Baucens, Braine-le Comte, 1975, pp. 118-120. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-5)
6. C.G. Jung Psychologie et alchimie (Psicologia e alchimia), Buchet/Chastel, Paris 1970, pp. 355-362. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-6)
7. Ibid., p. 12 [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-7)
8. Vedere L’Homme et son Ange (L’Uomo e il suo Angelo), Fayard, Paris 1983, pp. 51-54 e L’Homme de Lumière dans le soufisme iranien (L’Uomo di Luce nel sufismo iraniano), Présence, Paris 1971, pp. 34-37. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-8)
9. Su questo testo, vedere rivista Rosa-Croce n. 17, pp. 3-4. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-9)
10. Vedere Henry Corbin, L’Homme et son Ange (L’Uomo e il suo Angelo), Fayard, Paris 1983, pp. 54-57. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-10)
11. Egli sviluppa questi elementi in En islam iranien, op. citata, vol. 4, libro VII. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-11)
12. Sugli Amici di Dio, oltre ai numerosi scritti di Henry Corbin, vedere anche Bernard Gorceix, Les Amis de Dieu en Allemagne au siècle de Maître Ekhart (Gli Amici di Dio in Germania nel secolo di Maestro Ekhart), Albin Michel, Paris 1984, e R. Edighoffer, Les Rose-Croix et la crise de conscience européenne au XVII siècle (I RosaCroce e la crisi di coscienza europea nel XVII secolo), Dervy, Paris 1998, pp.249-263. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-12)
13. Vedere Jean Markale, Le Graal (Il Graal), Albin Michel, Paris 1996, pp.258-263. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-13)
14. En islam iranien, op. cit., vol.IV, libro VII, cap. III, pp. 390-460. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-14)
15. En islam iranien, op. cit., vol. IV, p. 393. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-15)
16. L’Homme et son Ange (L’Uomo e il suo Angelo), op. cit., p. 241. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-16)
17. Su tutti questi punti, vedere in particolare il capitolo Juvénilité et chevalerie (Giovinezza e cavalleria), in L’Homme et son Ange, op. cit. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-17)
18. Tratta questo tema in numerose opere, come in L’Homme et son Ange, op. cit. pp. 102-105. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-18)
19. Vedere l’istruzione per l’accoglienza dei Fratelli Scudieri Novizi dei Cavalieri Benefici della Città Santa, in Les Archives secrètes de la Franc-Maçonnerie (Gli Archivi segreti della Franco-Massoneria), Slatkine, Steel-Maret, Genève, 1985, pp. 92-113. [↩](https://www.amorc.it/#rif-05-19)
