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title: "Storia del Rosacrocianesimo – Capitolo VI: Le Nozze Chimiche"
description: "Storia del Rosacrocianesimo, capitolo VI: Le Nozze Chimiche. Johann Valentin Andreae, un’opera barocca, alchimia interiore, le sette tappe."
url: https://www.amorc.it/ordine-rosacroce/storia-del-rosacrocianesimo/capitolo-6.html
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# Storia del Rosacrocianesimo – Capitolo VI: Le Nozze Chimiche

**Capitolo VI della «Storia del Rosacrocianesimo».** In questo capitolo: L’alchimia nel XVI secolo, Johann Valentin Andreae, La storia, Un’opera barocca, Alchimia interiore e altro.




## L’alchimia nel XVI secolo



Nel 1616, viene pubblicato il libro le «Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz», considerato il terzo Manifesto rosacrociano. Stampato a Strasburgo da Lazare Zetzner, editore del «Theatrum Chemicum» e di numerosi trattati d’alchimia, questo testo è molto diverso dai primi due Manifesti. Innanzitutto, anche se pubblicato anonimamente, si sa che l’autore è Johann Valentin Andreae. Inoltre, ha una forma particolare: si presenta come un romanzo alchemico, autobiografico.



Come testimoniano le numerose pubblicazioni dell’epoca, vi è a quei tempi una grande evoluzione scientifica che non intacca la vitalità dell’alchimia, ma contribuisce ad arricchire le riflessioni dei ricercatori. Ciò fa dire a Frank Greiner che «l’invenzione del mondo moderno non derivò essenzialmente dal trionfo del meccanicismo, ma trovò anche qualcuno dei suoi fermenti negli alambicchi dei fabbricanti d’oro e degli estrattori di quintessenza»^[1](https://www.amorc.it/#nota-06-1)^. Nel XVII secolo, l’alchimia allargò le sue prospettive. È una scienza unificatrice, comprende applicazioni mediche e sviluppa una dimensione più spirituale. Cerca anche di inserirsi in una riflessione sulla storia della Creazione, della cosmogonia tragica che ha comportato non solo la Caduta dell’uomo, ma anche quella della Natura. Così, l’alchimista è medico dell’uomo, lo aiuta a rigenerarsi, a rinascere alla sua condizione spirituale, ma è anche medico della Natura. Come indica San Paolo, la Creazione è in esilio e nella sofferenza, e attende dall’uomo la sua liberazione^[2](https://www.amorc.it/#nota-06-2)^. Gerhard Dorn, discepolo di Paracelso, è uno dei rappresentanti di questa evoluzione^[3](https://www.amorc.it/#nota-06-3)^. Le «Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz» si inseriscono in un contesto così ricco di pubblicazioni.



## Johann Valentin Andreae



L’autore di questo Manifesto, Johann Valentin Andreae (1586-1654), proviene da un’illustre famiglia di teologi.



Suo nonno, Jakob Andreae, fu uno dei redattori della «Formula della Concordia», un elemento rilevante della storia del protestantesimo. Come riconoscimento dei suoi meriti, il conte palatino Otto Heinrich, gli aveva concesso degli stemmi. Jakob li compose associando la croce di Sant’Andrea, corrispondente al suo patronimico, a quattro rose, diversamente dagli stemmi di Lutero che ne comprendevano una soltanto e che raffiguravano una croce nera (evocatrice di mortificazione e della fede redentrice in Cristo crocifisso) posta al centro di un cuore rosso (simbolo di vita) a sua volta in una rosa bianca, distintivo di gioia e di pace. L’insieme è circondato da un anello d’oro che simboleggia la vita eterna. È possibile che questi stemmi siano ispirati agli scritti di San Bernardo che Lutero apprezzava molto. Effettivamente, nei suoi sermoni sul «Cantico dei Cantici», San Bernardo è spesso ricorso all’immagine della croce unita ad un fiore, per evocare le nozze dell’anima con Dio.



Fin dall’infanzia, Johann Valentin Andreae è cullato dall’alchimia. Suo padre, pastore a Tubingen, possiede un laboratorio e suo cugino, Christophe Welling, è anch’egli appassionato di questa scienza. Come il padre, segue degli studi di teologia. Il teologo Johann Arndt lo considera suo figlio spirituale e avrà una grande influenza su di lui. J. Arndt si inserisce nella stirpe di Valentin Weigel, stirpe la quale tentò di realizzare una sintesi fra la mistica reno-fiamminga, l’ermetismo del Rinascimento e l’alchimia paracelsiana. Johann Valentin è amico anche di Tobias Hess, un teologo dedito alla medicina paracelsiana e alla naometria. Anche lui si dedica a questa scienza della «misura del tempio», mentre a Tubingen aiuta il suo maestro e protettore, il teologo Matthias Hafenreffer, a disegnare le incisioni di uno studio sul Tempio di Ezechiele. Johann Valentin Andreae si è molto interessato al ruolo mediatore dei simboli nell’esperienza spirituale, ritrovandosi d’accordo con il suo maestro J. Arndt. Molto caratterizzato dal misticismo, è considerato uno dei precursori del pietismo.



L’autore delle «Nozze Chimiche» vedeva nel teatro un mezzo interessante per indurre i suoi contemporanei a riflettere e alcune delle sue opere sono influenzate dalla commedia dell’arte. È il caso di «Turbo» una commedia in cui si nota la prima apparizione di Arlecchino sulla scena Tedesca. Quest’opera, redatta lo stesso anno delle «Nozze Chimiche», fa riferimento all’alchimia e servirà da modello al «Faust» di Goethe. Tuttavia, anche se testimonia l’erudizione dell’autore nell’arte di Ermete, è molto ironica verso gli alchimisti. In generale, sia in teologia sia nella scienza, l’autore è interessato alla conoscenza utile e non alle vane speculazioni. Con il suo amico J. Comenius, è uno dei rinnovatori della pedagogia del XVII secolo. Nel 1614, è nominato pastore suffragante a Vaihingen. Sarà in seguito sovrintendente a Calw, poi predicatore e consigliere al Concistorio di Stoccarda. Dopo aver assunto diverse cariche, finirà i suoi giorni come abate di Adelberg, dove morirà nel 1654^[4](https://www.amorc.it/#nota-06-4)^.



Johann Valentin Andreae ha lasciato un’opera molto importante^[5](https://www.amorc.it/#nota-06-5)^. Nel 1602-1603, a soli 17 anni, scrive i suoi primi saggi d’autore, due commedie su Ester e Giacinto e una prima versione delle «Nozze Chimiche». Il personaggio principale di questo romanzo portava già il nome di Christian Rosenkreutz, o questo nome fu aggiunto per la pubblicazione del 1616? Essendo sparito il manoscritto della prima versione, è difficile rispondere a questa domanda. Tuttavia, si può constatare che i simboli della rosa e della croce non sono presenti nel romanzo. Si sa anche che Johann Valentin Andreae aveva rimaneggiato il testo per l’edizione del 1616. È interessante segnalare che l’anno in cui pubblica le «Nozze Chimiche», fa pubblicare presso lo stesso editore «Theca gladii spiritus (Il Fodero della gloria dello Spirito)». Questo libro riprende ventotto passaggi della «Confessio Fraternitatis». Tuttavia, al nome Christian Rosenkreutz, egli sostituisce quello di Christian Cosmoxene, e non sembra aderire a tutte le idee presentate nei primi testi rosacrociani. È bene ricordare che l’anno in cui fu redatta la «Fama Fraternitatis», Johann Valentin Andreae proponeva la creazione di una «Societas christiana», un gruppo che, su certi punti, assomigliava al progetto formulato nei Manifesti. Per tutta la vita, si dedicò all’organizzazione di società sapienti come il «Cerchio (o Cenacolo) di Tübingen», o delle organizzazioni a carattere sociale, come la «Fondazione dei tintori» che esiste ancora ai nostri giorni.



## La storia



Il terzo Manifesto rosacrociano è molto diverso dai due precedenti. Eccone a grandi linee il contenuto. In questo testo, Christian Rosenkreutz, un anziano di ottantuno anni, narra la sua avventura in un racconto di sette giornate nel corso delle quali assiste alle nozze reali. Nel 1459, invitato da una messaggera alata, lascia il suo eremitaggio situato sul fianco della montagna per recarsi al matrimonio. Dopo diversi giri, arriva in cima ad un’alta montagna, prima di varcare tre recinti successivi. Come gli altri invitati viene sottoposto alla prova della bilancia e giudicato sufficientemente virtuoso per partecipare alla cerimonia. Gli eletti ricevono un Toson d’oro^[6](https://www.amorc.it/#nota-06-6)^ e sono presentati alla famiglia reale.



Ci attendiamo di assistere ad un matrimonio, invece Christian Rosenkreutz ci descrive la decapitazione della famiglia reale. I feretri vengono imbarcati su sette vascelli in partenza per un’isola lontana e, arrivati a destinazione, sono deposti in un curioso edificio di sette piani: la Torre dell’Olimpo.



Il seguito del racconto ci fa assistere ad una strana ascensione degli invitati attraverso i sette piani della torre. Ad ogni tappa, sotto la direzione di una donna e di un vecchio, partecipano ad operazioni alchemiche: si procede ad una sorta di distillazione delle spoglie reali da cui si recupera un liquido che dà origine ad un uovo bianco da cui nasce un uccello che sarà ingrassato per essere poi decapitato e ridotto in cenere.



Con questi residui, gli invitati fabbricano due minuscole statue, due omuncoli che sono nutriti finché assumono le dimensioni adulte. Un’ultima operazione trasmette loro la fiamma della vita. I due omuncoli non sono altro che il re e la regina svegli nuovamente alla vita. Poco dopo, ricevono i loro invitati nell’Ordine della Pietra d’Oro, e ritornano tutti al castello. Però, Christian Rosenkreutz, durante la sua prima giornata al castello, aveva commesso un’indiscrezione: era penetrato nel mausoleo dove giaceva Venere addormentata. Ciò lo condanna a divenire il guardiano del castello. La sentenza sembra non essere eseguita, poiché il racconto termina brutalmente con il ritorno di Christian Rosenkreutz nella sua dimora. L’autore lascia intendere che l’eremita, ottantunenne, ha ancora soltanto qualche anno da vivere. Quest’ultimo elemento sembra contraddire la «Fama Fraternitatis» la quale indica che Christian Rosenkreutz visse fino alla venerabile età di centosei anni. D’altronde, altri punti del racconto ci mostrano un Christian Rosenkreutz molto diverso da quello presentato nei primi Manifesti.



## Un’opera barocca



Come sottolinea Bernard Gorceix, il testo di Johann Valentin Andreae porta l’impronta della cultura del XVII secolo, quella del barocco dove l’allegoria, la fiaba e il simbolo occupano un posto preponderante. Per lui, il romanzo di Johann Valentin Andreae è un’opera importante della storia della letteratura. In effetti è una delle migliori testimonianze dell’emergenza del barocco del XVII secolo. Vi si ritrova il gusto dell’originale, la priorità dell’ornamento^[7](https://www.amorc.it/#nota-06-7)^. Il castello in cui si svolgono le nozze è sontuoso. I giardini riflettono l’interesse dell’epoca per i parchi adorni di fontane e di automi^[8](https://www.amorc.it/#nota-06-8)^. In questo racconto, essi servono come ornamento a diverse scene, in particolare ad una delle più intriganti, quella del giudizio dove gli invitati passano uno ad uno su una bilancia che misura la loro virtù. L’autore ci fa assistere a strane sfilate di vergini velate, a malapena perturbate dalle frecce di un Cupido un po’ indisciplinato. Si incontrano animali fantastici: liocorni, leoni e fenici…



I costumi dei personaggi sono lussuosi e, nel corso del racconto, alcuni passano dal nero al bianco e al rosso, seguendo lo stadio della trasmutazione alchemica in corso. Feste e banchetti, serviti da servi invisibili, caratterizzano il racconto. La musica, spesso interpretata da musicisti invisibili, accompagna la narrazione. Trombe e timpani sottolineano il cambiamento di scenario o l’entrata in scena dei personaggi. Il testo è disseminato di poemi e l’azione generale è interrotta da un’opera teatrale. Non manca lo humor in questo trattato d’alchimia, in momenti spesso inattesi, come per esempio l’episodio del giudizio (3° giorno) che dà luogo a qualche “arguta facezia”. Nel momento in cui la trasmutazione è praticamente raggiunta (6° giorno), colui che dirige le operazioni organizza una mascherata per far credere agli invitati che non avrebbero assistito alla fase finale dell’opera. Quando la farsa si conclude il suo autore «ride a crepapelle». Il racconto comprende anche delle iscrizioni criptate e un enigma cifrato che Leibniz si sforzerà di risolvere. Come si può vedere, siamo in presenza di un testo di grande ricchezza, ma di uno stile molto diverso dalla «Fama Fraternitatis» e dalla «Confessio Fraternitatis».



## Alchimia interiore



Nell’anno seguente all’apparizione delle «Nozze Chimiche» (1617), l’alchimista Ratichius Bortofferr pubblica «Elucidarius Major…», un libro nel quale tenta di stabilire delle relazioni fra le sette giornate delle «Nozze» e le tappe dell’opera alchemica. Confessa tuttavia che il testo di Johann Valentin Andreae è oscuro.



Più tardi altri autori, come Richard Kienast (1926) o Will Erich Peuckert (1928), si sono sforzati di penetrare i misteri di questo testo. Più recentemente, Bernard Gorceix, Serge Hutin e soprattutto Roland Edighoffer hanno analizzato quest’opera con pertinenza^[9](https://www.amorc.it/#nota-06-9)^. Il testo delle «Nozze» non assomiglia per niente alle opere del corpus alchemico. Non è un trattato didattico, e il suo obiettivo non è quello di descrivere le operazioni di laboratorio. Si noterà che non si tratta di elaborare la Pietra Filosofale, ma di produrre una coppia di omuncoli. Riguardo alle sette giornate descritte nel racconto, il simbolismo alchemico è preponderante soltanto a partire dalla quarta giornata.



Paul Arnold ha tentato di dimostrare che le «Nozze Chimiche» sono soltanto un adattamento del canto X del poema «La Regina delle Fate» di Edmund Spencer (1594), che mette in scena il cavaliere Red-Cross (Croce-Rossa). Tuttavia la sua dimostrazione non è convincente. Roland Edighoffer ha dimostrato che il racconto di Johann Valentin Andreae presentava una somiglianza sorprendente con un libro di Gerhard Dorn: «Clavis totius philosophiae chimisticae»^[10](https://www.amorc.it/#nota-06-10)^. Il libro di questo discepolo di Paracelso fu pubblicato nel 1567, poi integrato nel volume I del «Theatrum chemicum», edito da Lazare Zetzner nel 1602. In questo testo, Gerhard Dorn indica che la purificazione che l’alchimista opera sulla materia può compiersi anche sull’uomo stesso. Il suo libro mette in scena tre personaggi che descrivono le diverse parti dell’uomo: corpo, anima e spirito. Tutti e tre discutono ad un bivio per decidere il cammino da seguire per accedere a tre castelli situati su di una montagna, il primo di cristallo, il secondo d’argento e il terzo di diamante. Dopo qualche peripezia e una purificazione alla Fontana dell’Amore, i personaggi accedono alle sette tappe che caratterizzano il processo di rigenerazione interiore dell’essere. È sorprendente constatare che vi si ritrova l’essenziale della trama delle «Nozze».



## Le nozze spirituali



Nel suo libro, Johann Valentin Andreae evidenzia che «svelati gli arcani si sviliscono; profanati, perdono la loro grazia». I misteri iniziatici perdono il loro valore quando sono filtrati soltanto dall’intelletto. In queste condizioni, come tentare di analizzare l’opera senza rovinarne le virtù? Non abbiamo certo la pretesa di poterne rivelare tutti gli arcani, ma ci è sembrato interessante sottolineare tre temi importanti presenti nel romanzo iniziatico di Johann Valentin Andreae: le nozze, la montagna della rivelazione e infine i sette stadi dell’opera.



Il matrimonio sacro, la ierogamia, occupa un posto primario negli antichi Misteri. Nel Cristianesimo, come per San Bernardo (1090-1153), questa tematica si sviluppa a partire dai commenti del «Cantico dei Cantici». Nel suo «Trattato dell’amore di Dio», egli descrive l’itinerario dell’anima verso le sfere superiori, la cui ultima tappa è quella delle nozze spirituali. Questo simbolismo conoscerà un grande sviluppo presso i mistici reno-fiamminghi, in particolare presso i Beguines e presso Jan van Ruysbroek, l’autore de «L’Ornamento delle nozze spirituali» (1335). Per numerosi autori, come Valentin Weigel, il tema delle nozze spirituali è legato a quello della rigenerazione e della nuova nascita. Per questi ultimi, il simbolismo alchemico si aggiunge a quello del Cristianesimo.



In generale, le nozze reali occupano un posto importante nell’alchimia, e C.G. Jung ha dimostrato che sono particolarmente adatte a descrivere le fasi del processo d’individuazione. Il matrimonio del re e della regina rappresenta l’unione delle due polarità dell’essere, l’animus e l’anima, che conduce alla scoperta del Sé. C. G. Jung ha esposto le sue ricerche in diversi libri, dei quali il più rappresentativo è «Psicologia ed Alchimia» (1944). Tuttavia, è con il suo «Mysterium conjonctionis, Studi sulla separazione e la riunione degli opposti psichici nell’alchimia» (1954), che egli ritiene di aver spinto più lontano la sua ricerca. In quest’opera, le «Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz» hanno costituito un elemento fondamentale della sua riflessione. Contrariamente a quello che indica il titolo, il testo di Johann Valentin Andreae non parla di un matrimonio. Per lo meno, la cerimonia delle nozze non è descritta nel romanzo, ma l’azione si cristallizza intorno alla resurrezione di un re e di una regina. Come San Bernardo e i mistici delle epoche precedenti, Johann Valentin Andreae tratta nel suo libro delle nozze dell’essere, intese come rigenerazione.



## Il castello dell’anima



Il luogo delle nozze è in cima ad una montagna. Nel simbolismo tradizionale, questo luogo, punto di incontro fra la terra e il cielo, è quello del soggiorno degli dei e della rivelazione. Come ha egregiamente dimostrato Maria-Maddalena Davy in «La Montagna e il suo simbolismo»^[11](https://www.amorc.it/#nota-06-11)^, scalare la montagna significa partire alla ricerca di se stessi e intraprendere l’ascensione verso l’assoluto. Il messaggio di invito dato a Christian Rosenkreutz indica che deve raggiungere la cima di una montagna coronata da tre templi. Tuttavia, successivamente nel racconto si parla invece di castelli.



Christian Rosenkreutz attraversa due portali e arriva nel castello in cui si svolgono i preparativi della grande trasmutazione. In un terzo luogo, cioè in una torre situata su un’isola, si compie la Grande Opera. Si ritrova il tema del castello dell’anima di cui parlano il Maestro Eckart (1260-1328) e Santa Teresa d’Avila (1515-1582) i quali presentano spesso la ricerca dell’anima come la conquista di un castello. I testi alchemici combinano i due elementi descrivendo un castello su una montagna. Abbiamo visto che Gerhard Dorn parlava di tre castelli su un’alta montagna. Montagna, castello, tempio o torre nel nostro racconto si ritrova un insieme di elementi simbolici che evocano l’idea di periplo e di elevazione.



Ma il tempio, o castello, situato su di un’alta montagna, può anche avere un aspetto escatologico ed evocare il Tempio futuro di cui parla Ezechiele nelle sue visioni. Dopo la distruzione del Tempio e della città di Gerusalemme, gli ebrei sono deportati a Babilonia. In quel momento il profeta ha la visione di un Tempio futuro. Egli traccia un parallelismo fra l’esilio degli Ebrei e l’uscita dell’uomo dal Paradiso. Questa distruzione del Tempio provoca il ritiro di Dio fuori della Creazione e Dio diventa allora il solo “luogo” in cui l’uomo può riprodurre il culto. Tuttavia, Ezechiele annuncia la creazione di un nuovo Tempio, un terzo, che coinciderà con la restaurazione della Creazione. Il profeta lo descrive situato su “un’alta montagna”. Egli dichiara che l’archetipo di questo Tempio preesiste nel mondo supraterrestre. Tale visione avrà una grande influenza sugli Esseni e sarà all’origine di tutta la letteratura apocalittica^[12](https://www.amorc.it/#nota-06-12)^. L’importanza della visione del Tempio di Ezechiele viene ricordata nella «Naometria» di Simon Studion, e si sa che anche Johann Valentin Andreae ebbe occasione di lavorare su questo soggetto con Matthias Hafenreffer. D’altronde, come ha dimostrato Roland Edighoffer, le Nozze comprendono numerosi aspetti escatologici. È sorprendente constatare che si ritroverà quest’idea di un Tempio escatologico presso Robert Fludd per il quale la montagna con il Tempio in cima è quella dell’iniziazione.



## Le sette tappe



Nelle «Nozze Chimiche» il numero sette svolge un ruolo fondamentale. L’azione si svolge in sette giorni, si parla di sette vergini, sette pesi, sette battelli, e la trasmutazione finale si opera nell’athanor che troneggia in una torre di sette piani. Anche se non è una costante, gli alchimisti dividono spesso il processo di elaborazione della Grande Opera in sette fasi. Gerhard Dorn parla dei sette gradi dell’opera. Vi si ritrova un dato che non è unicamente di ordine alchemico. Come ha dimostrato il professor Ioan P. Couliano, la teoria secondo la quale il processo di elevazione dell’anima comporta sette tappe, si ritrova in numerose tradizioni^[13](https://www.amorc.it/#nota-06-13)^. Le sue ricerche mostrano che, secondo una tradizione greca presente anche in Dante, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, questa salita verso l’estasi si effettua attraverso le sette sfere planetarie. Egli indica anche un’altra forma di ascensione secondo una tradizione che risale a Babilonia, e che si trova in seguito nella letteratura apocalittica ebrea e ebreo-cristiana, come pure nell’Islam. Senza far riferimento ai pianeti, evoca sette tappe verso l’estasi spirituale. Questo elemento si ritrova pure nell’ermetismo. Nel primo trattato del «Corpus Hermeticum», Pimandro, dopo avere avvicinato la cosmogonia e la Caduta dell’uomo, parla delle sette tappe dell’anima per risalire attraverso l’armatura delle sfere. Egli descrive le sette zone che l’anima, dopo la dissoluzione del corpo materiale, deve varcare per purgarsi dei difetti e delle illusioni prima di salire al Padre^[14](https://www.amorc.it/#nota-06-14)^. È interessante notare che il trattato X, che riassume l’insegnamento di Ermete, ritorna su questa ascensione verso Dio definendola la “Salita all’Olimpo”. Non è sorprendente che nelle «Nozze Chimiche» la torre dove si compiono le sette fasi alchemiche si chiami proprio la «Torre dell’Olimpo»?



Questo concetto settenario si trova anche nella tradizione cristiana, in particolare presso San Bernardo, che Johann Valentin Andreae apprezzava molto. Il sogno che egli racconta nella prima giornata delle «Nozze» riprende la tematica del suo sermone per la quinta domenica dopo la Pentecoste. In questo sogno, Christian Rosenkreutz è chiuso in una torre in compagnia d’altri uomini. Anche gli strumenti che ricevono gli invitati alle nozze per passare da un piano all’altro della Torre dell’Olimpo (6° giorno): la corda, la scala e le ali, sono prese a prestito dal simbolismo di San Bernardo. Si trova questo riferimento ai sette stadi della vita interiore presso due autori lodati da Johann Valentin Andreae. Il primo, Stephan Praetorius, pastore a Salzwedel, parla di «justificatio, santificatio, contemplatio, applicatio, devotio, continentia, bieneficienta». Il secondo, Philippe Nicolai (1556-1608), un pioniere della «nouvelle piété», nel citare le nozze mistiche, descrive le sette fasi che caratterizzano la rigenerazione dell’anima («Lo Specchio delle gioie della vita eterna», 1599).



## Cavaliere della Pietra d’Oro



Al termine della settima giornata delle «Nozze», Christian Rosenkreutz è nominato «Cavaliere della Pietra d’Oro». Questo titolo gli dona il dominio dell’ignoranza, della povertà, della malattia. Ogni cavaliere presta giuramento promettendo di dedicare l’Ordine a Dio e alla sua serva Natura. Come indica Johann Valentin Andreae, «l’Arte serve la Natura» e l’alchimista partecipa alla restaurazione sia propria sia della Natura. Su un registro egli scrive queste parole «La scienza suprema è non sapere nulla» riferendosi alla “Dotta ignoranza” predicata da Nicolas de Cuse (1401-1464). Quest’ultimo, sulla linea di Proclus, di Dionigi l’Areopagita e di Eckart, si oppone alla logica razionalista. La “Dotta ignoranza” non consiste, come si crede troppo spesso, nel rifiutare la conoscenza, ma nel riconoscere che il mondo, essendo infinito, non può divenire l’oggetto di una conoscenza totale. Nicolas de Cuse preconizza una gnosi, una conoscenza illuminatrice, la sola capace di superare il mondo delle apparenze per comprendere la coincidenza degli opposti.



Riassumendo, il libro le «Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz» è un racconto iniziatico, una ricerca dell’essere in cammino verso le nozze della sua anima. Questa ascesa dell’anima si inserisce in un processo che ingloba contemporaneamente l’uomo e la Natura. Alla sua lettura, si è colpiti dalla ricchezza di un testo che testimonia l’erudizione dell’autore. Bisognerebbe scrivere un intero volume per evidenziare tutti i riferimenti alla mitologia, alla letteratura, alla teologia e all’esoterismo. In questo articolo, abbiamo soltanto abbozzato la presentazione di questo meraviglioso racconto. Più che spiegarne i molteplici significati, il nostro scopo è di far nascere la voglia di leggere o rileggere un testo fondamentale della Tradizione rosacrociana, che s’inserisce nella storia della letteratura europea.



## I sette giorni delle nozze



- **1° giorno, Preparazione alla partenza**: L’invito celeste – I prigionieri della Torre – La partenza di C. Rosenkreutz per le nozze.
- **2° giorno, Viaggio verso il castello**: L’incrocio dei quattro sentieri – L’arrivo al castello e il passaggio dei tre recinti – La cena al castello – Sogno.
- **3° giorno, La sentenza**: Il giudizio degli invitati indegni – La consegna del Toson d’oro agli eletti – L’esecuzione della sentenza – La visita del castello – La cerimonia dei pesi.
- **4° giorno, Le nozze di sangue**: La fontana di Ermete – La consegna di un secondo Toson d’oro – Presentazione ai sei personaggi reali – La rappresentazione teatrale – L’esecuzione della famiglia reale – L’imbarco dei feretri su sette vascelli.
- **5° giorno, Il viaggio in mare**: Il mausoleo di Venere – La falsa sepoltura dei personaggi reali – Il viaggio in mare – L’arrivo sull’isola – La torre a sette piani – Il laboratorio.
- **6° giorno, Le sette fasi della resurrezione**: L’estrazione a sorte – Cerimonia intorno alla fontana e al calderone – Il globo sospeso – L’uovo bianco – Nascita dell’uccello – La decapitazione e l’incenerimento dell’uccello – Il crogiolo circolare – La fabbricazione delle due statue dalle ceneri – La fiamma vitale – Il risveglio della coppia reale
- **7° giorno, Il ritorno di Christian Rosenkreutz**: I Cavalieri della Pietra d’Oro – Il ritorno in barca – La punizione inflitta a C. Rosenkreutz – Il suo ritorno a casa dopo la grazia.



## Note



1. Prefazione di «Aspetti della tradizione alchemica nel XVII secolo». Atti del colloquio internazionale dell’Università di Reims-Champagne-Ardennes del 28/29 novembre 1996, sotto la direzione di F. Greiner, «Crysopoeia», Paris, 1998 ed. Arché, p.11 [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-1)
2. Lettera ai Romani VIII, 19-22 [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-2)
3. Vedere B. Gorceix, «Alchimia», Paris, 1980, Fayard. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-3)
4. Vedere Roland Edighoffer, «Rose-Croix et société idéale selon Johann Valentin Andreae» («RosaCroce e società ideale secondo Johann Valentin Andreae»), vol. 1 e 2, Paris, 1982 e 1987, Arma Artis. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-4)
5. Roland Edighoffer, in «RosaCroce e società ideale…», vol. II, op. cit., ha redatto tutta la sua bibliografia: libri, traduzioni, edizioni, corrispondenza e manoscritti (pp.761-781). [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-5)
6. Il Toson d’Oro è un simbolo che designa la Grande Opera. Antoine Faivre ha dedicato un libro appassionante a questo tema, «Toson e Alchimia», Paris, 1990, Arché. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-6)
7. Vedere Bernard Gorceix, «La Bible de Rose-Croix» («La Bibbia dei RosaCroce»), introduzione, Paris, 1970, PUF, pp. XXXVIII. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-7)
8. Vedere su questo punto l’opera di Salomon de Caus «Hortus Palatinus», (1620), e in particolare la sua riedizione, «Il Giardino Palatino» («Le Jardin Palatin»), Paris 1990, ed. du Moniteur, con una prefazione di Michel Conan che colloca S. de Caus nel movimento rosacrociano di Heidelberg. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-8)
9. Non citeremo qui i commenti più o meno fantasiosi dei numerosi altri autori. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-9)
10. Vedere Roland Edighoffer, «I RosaCroce e la crisi di coscienza..». Paris, 1999, Dervy, pp. 282-302. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-10)
11. 1996 Ed. Albin Michel. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-11)
12. Quest’idea è stata sviluppata da Shozo Fujita in una tesi, purtroppo non pubblicata, «The Temple Theology of Qumran Sect and the Book of Ezekel..» Princeton, 1970. Henry Corbin l’ha riassunta in un capitolo del suo libro «Temple et Contemplation» («Tempio e Contemplazione»), Paris, 1980, Flammarion, pp. 307-422. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-12)
13. Vedere il suo libro «Esperienza dell’estasi», Parigi, 1984, Payot con una prefazione di Mircea Eliade. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-13)
14. Vedere «Ermete Trismegisto, I, Pimandro», Paris, 1991, Belles Lettres, pp 15-16. [↩](https://www.amorc.it/#rif-06-14)
