Capitolo II della «Storia del Rosacrocianesimo». In questo capitolo: L’universo infinito, I cataloghi del mondo, L’Uomo scorticato, La Riforma, Le Rivolte e altro.
Per trattare il tema delle origini del Rosacrocianesimo, siamo stati indotti ad interrogarci sulle fonti e sulle radici dell’esoterismo occidentale. Ci rimane ora da esaminare il terreno che permetterà alla rosa di fiorire sulla croce. Per comprendere l’impatto straordinario delle pubblicazioni dei Manifesti rosacrociani è indispensabile dipingere il quadro dell’epoca che vede nascere il Rosacrocianesimo. All’alba del XVII secolo l’Europa è in piena mutazione, si è spesso parlato, a questo proposito, della “crisi di coscienza europea”. Come indica A. Koyré, durante questo periodo “l’anima europea ha subito – o realizzato – una rivoluzione spirituale molto profonda, rivoluzione che ha modificato le fondamenta e i limiti stessi del nostro pensiero”1. È necessario ricordare questi punti, sia per sottolineare come il Rosacrocianesimo si inserisca perfettamente nella storia europea, sia per spiegare perché gli scritti dei Rosacrociani si presentano offrendo una possibile risposta alla crisi di quest’epoca2.
L’universo infinito
Lo sviluppo di una nuova cosmologia non è estraneo all’angoscia che colpisce il XVII secolo. Infatti, con le scoperte di Nicolò Copernico (1473-1543) l’astronomia ha rinunciato al secolare sistema di Tolomeo. L’immagine di un mondo chiuso ha lasciato il posto a quella di un universo infinito di cui la Terra, e di conseguenza l’uomo, non sono più il centro. Nello stesso tempo crolla la teoria degli epicicli per mezzo della quale Tolomeo spiegava i movimenti dei pianeti. Il capitolo XIII della “Confessio Fraternitatis” si burlerà di questa vana teoria.
Questa nuova visione del mondo genera tre posizioni conflittuali. Innanzi tutto con Galileo (1564-1642) s’instaura una nuova attitudine scientifica e si apre la via ad una visione razionale dell’universo: quella del mondo ridotto ad una dimensione geometrica. Sfruttando la recente scoperta del telescopio da parte di un olandese, Galileo costruisce un cannocchiale che gli permette di combinare la matematica e l’osservazione. Si può facilmente immaginare l’attitudine della chiesa di fronte a tale visione del mondo che è sfalsata rispetto alle Scritture: condannerà il sistema di Copernico, e Galileo sarà ben presto costretto ad abiurare queste teorie. L’avvenimento determina la frattura fra la Chiesa cattolica e la scienza, e inaugura un lungo periodo durante il quale il fanatismo dogmatico tenterà di annientare la ricerca scientifica. Peraltro, ne faranno le spese Giordano Bruno e Galileo.
Giovanni Keplero (1571-1630) offre una terza via. Contemporaneo di Galileo, è stato l’assistente di Tycho Brahé alla corte di Rodolfo II, “l’Ermete tedesco”. Egli contempla l’universo da un angolo differente, combinando l’eliocentrismo con l’Ermetismo del Rinascimento. Nel suo “Mysterium cosmographicum” (1696) fa del Sole il centro dell’anima del mondo, la fonte che comunica il movimento all’anima dei pianeti3.
Questa nuova visione del cosmo fa riapparire un problema posto da Democrito, quello del vuoto nel quale si muove l’universo. Ai tempi di Aristotele, questa domanda era stata giudicata senza fondamento, ma nel XVI secolo la questione ritorna. La teoria, che solleva il problema dell’onnipotenza di Dio, è allora oggetto di polemiche4. Probabilmente, la formula “il vuoto non esiste”, si trova nella “Fama Fraternitatis” per questa ragione. L’insieme di questi elementi cambia la relazione degli uomini con l’universo. Smitizzato, esso è ora osservato come un vasto congegno di cui è possibile studiarne gli ingranaggi in modo razionale.
I cataloghi del mondo
Lo stesso vale per il mondo terrestre i cui limiti sono stati ampliati con la scoperta dell’America nel 1492, e quella della rotta marittima delle Indie nel 1498. Questi viaggi hanno contribuito a mettere a punto le prime grandi carte del mondo come la “Cosmografia” di Sebastian Münster, pubblicata nel 1544, che riscuoterà un immenso successo, o il non meno celebre “Atlante” di Kremer Gerhard Mercator. I progressi della tipografia in materia di stampa permettono la diffusione dei libri scientifici. Nel XVI secolo si assiste all’edizione dei primi “cataloghi” della natura che permettono di fare un resoconto delle ricchezze del mondo. Conrad Gesner in Svizzera, Ulisse Aldrovandi a Bologna, Guillaume Rondelet a Montpellier, Pierre Belon in Francia e gli immensi erbari di Otto Brunfels a Strasburgo e di Leonhart Fuchs a Tubinga, sono rappresentativi di questo movimento. In quest’epoca si ama anche il possesso delle meraviglie della natura, da qui l’importanza dei “gabinetti di oggetti strani”, dove si raccolgono le curiosità del mondo. Il caso di Rodolfo II è particolarmente interessante su questo punto, nella misura in cui per lui il possesso di queste rarità è associato all’appropriazione dei loro poteri magici5.
L’Uomo scorticato
La visione del macrocosmo cambia ed evolve anche quella del microcosmo. L’anno stesso in cui è stata pubblicata l’opera di Copernico sull’eliocentrismo (1543), André Vésale (1514-1564) ha pubblicato un libro-chiave della storia della medicina, “De humani corporis fabrica”. Quest’opera, che è all’origine dell’anatomia umana, attacca le opinioni di Galeno (~131-~201) considerato allora il principe della medicina. Fin dal 1560 Johann Huser si era sforzato di riunire i manoscritti di Paracelso; lavoro che sfociò ben presto nella pubblicazione delle opere complete di Paracelso in dieci volumi (dal 1589 al 1591). Questi libri avranno una grande influenza sull’evoluzione della medicina al progresso della quale contribuirà anche l’invenzione del microscopio da parte di Zacharias Jansen, e degli occhiali di Middelburg (a volte attribuita a Cornelis Drebbel o ad altri). In seguito, William Harvey (1578-1657), il “Copernico della medicina”, pubblica “Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis” nel quale espone la sua scoperta della circolazione sanguigna.
L’insieme di questi elementi contribuisce a modificare lo sguardo dell’uomo sull’universo: egli non contempla più i misteri di una Creazione nella quale un Dio vendicatore l’ha esiliato e non ha più bisogno della teologia per comprendere il mondo. Osserva, calcola e comprende le forze che regolano la Creazione, assume il ruolo di signore e possessore della natura.
La Riforma
Mentre la scienza è in pieno cambiamento, la religione è in piena crisi. Già nel 1378 in seguito alle ambizioni politiche di alcuni cardinali si era prodotto lo “Scisma d’occidente”, un dramma che ha dilaniato la cristianità. La Chiesa aveva allora due papi: uno ad Avignone, Clemente VII, e l’altro a Roma, Urbano VI (ciascuno scomunicò il suo concorrente). La situazione durerà fino al 1417. Con l’avvento della stampa, la circolazione delle idee era divenuta più facile e l’umanesimo del Rinascimento aveva aperto l’Occidente alle diverse fonti della spiritualità. Probabilmente questi elementi non sono estranei alle riflessioni intraprese allora da numerosi pensatori riguardo alla propria religione. Ci s’interroga sul modo in cui la Chiesa esercita il suo ministero, sugli eccessi delle sue preoccupazioni temporali.
È allora che l’unità della Chiesa d’Occidente prorompe nuovamente con la riforma che rivendica un ritorno allo spirito del vangelo. Nel 1517, Lutero pubblica le sue novantacinque tesi: è la Riforma, che denuncia il commercio delle indulgenze e delle vestigia instaurato da Roma. I riformati insistono sul fatto che la salvezza è una grazia che viene dalla fede e non dalle opere e mettono l’autorità della Bibbia al di sopra dei dogmi stabiliti dagli uomini. Lutero accusa anche la Chiesa di mantenere il popolo nella superstizione. Ben presto anche l’Inghilterra con Enrico VIII si separerà da Roma (1532).
Le Rivolte
Purtroppo la Riforma dà luogo a numerosi eccessi e molto presto si litiga sul modo in cui conviene riformare le cose. Nel 1522 i nobili tedeschi, conquistati dalle idee del protestantesimo, vogliono imporre con le armi la “vera fede”. È la Rivolta dei cavalieri tedeschi (1522-1523). Un po’ più tardi sono i contadini a correre alle armi. Essi ritengono che i principi e i grandi di questo mondo sbarrino la strada al Vangelo. Sentendosi i missionari per ristabilire la vera fede, non esitano a massacrare coloro che si oppongono ai loro progetti. Questa Guerra dei contadini accende la Germania dal 1524 al 1526. La riforma genera anche dei problemi politici che minacciano l’equilibrio del Santo-Impero Germanico. Gli imperatori che succedono a Carlo Quinto dopo il 1556, oscillano fra tolleranza religiosa (Rodolfo II) ed intransigenza cattolica (Ferdinando II). La situazione esploderà nel 1618 con la defenestrazione di Praga che coinvolgerà la Germania nella Guerra dei Trent’anni, nel corso della quale quasi la metà della popolazione perderà la vita.
La controriforma
La Chiesa reagisce alle critiche dei protestanti instaurando la controriforma, che dà luogo al Concilio di Trento (dal 1545 al 1563), caratterizzato da un rafforzamento della disciplina. L’Inquisizione riprende servizio e si crea la Congregazione dell’Indice incaricata di pubblicare un catalogo di libri proibiti (soppresso solo recentemente nel 1966). Le opere rinascimentali dell’esoterismo e della scienza, sono “messe all’indice”. Questi avvenimenti hanno sicuramente spinto i sostenitori dell’esoterismo a costituirsi in gruppi chiusi, in società segrete.
Le Guerre di religione
Quando la Germania ritrova una pace fragile con la Concordia del 1554 e la pace d’Augusta nel 1555, s’infiamma la Francia. Nel 1562 il massacro di Vassy scatena le guerre di religione. Segue la notte di San-Bartolomeo (1572) che segna una svolta decisiva nel conflitto fra cattolici e protestanti. Ogni campo è sulla difensiva: i cattolici creano la Lega Santa per lottare contro i calvinisti, e da parte loro i principi protestanti europei tentano di unirsi. La Francia ritrova la calma sotto la corona d’Enrico IV. L’avvento al trono del re di Navarra, nel febbraio 1594, solleva immense speranze in Europa. Molti vedono in lui colui che riconcilierà la cristianità. Giordano Bruno, che percorreva l’Europa predicando una riforma generale, dopo aver riposto questa speranza in Enrico III, vede in Enrico IV l’uomo della situazione. In seguito, Tommaso Campanella ripone tutte le sue speranze in questo re per condurre a buon fine tale riforma6.
Queste opinioni sono discusse in un testo che circola all’epoca in Europa e che descrive Enrico IV come il “nuovo Davide”, il re “delle antiche profezie”, colui che ripristinerà l’unità della cristianità prima del ritorno del Cristo7. Effettivamente, in quest’epoca, Enrico IV tentava di creare un’associazione di principi protestanti. A questo scopo aveva inviato nel 1597 un emissario, Guglielmo Ancel, in Germania. Non è da escludere che anche Giordano Bruno abbia svolto un ruolo in questo progetto. Simon Studion nella “Naometria” (1604) evoca a tal proposito una riunione segreta che, nel 1586, a Lüneburg, avrebbe suggellato un’unione fra Enrico di Navarra (il futuro Enrico IV), Giacomo I d’Inghilterra e Federico di Wurtemberg, per creare un’associazione di difesa evangelica, la Militia Crucifera Evangelica, con lo scopo di lottare contro l’associazione cattolica8. Nel 1610, l’assassinio d’Enrico IV metterà fine a molte speranze. Si può leggere l’amarezza che causò questa perdita in Europa in un libro come “I Ragguagli di Parnaso” pubblicato nel 1612 da Traiano Boccalini. Il testo che è un reclamo contro l’egemonia cattolica sostenuta dagli Asburgo, fa d’Enrico IV un vero eroe. Egli si mostra disilluso riguardo alle possibilità di successo di una riforma universale in grado di instaurare la pace in Europa. Non è un caso se la “Fama Fraternitatis” inizia con un capitolo su quest’opera di Boccalini intitolato “Riforma generale di tutto il mondo”.
L’Imitazione di Gesù Cristo
Nel frattempo l’Europa raccoglieva i frutti di movimenti che, a partire dal XII secolo, si esercitavano in nuove forme di spiritualità come i Fratelli dello Spirito Libero, gli Amici di Dio, i Béguines e i Begardi. Essi annoveravano dei maestri come Eckart, Tauler, Suso, o Ruysbroeck, uomini che associavano approccio filosofico e ricerca interiore. In Germania si sviluppa anche la Devotio moderna, un movimento nato nei Paesi Bassi alla fine del XIV secolo, che cercava di mettere l’accento sulla pietà e l’ascesi interiore. La gemma di questo movimento spirituale è l’“Imitazione di Gesù Cristo”, un libro molto apprezzato dai Rosacrociani del XVII secolo.
Le Nozze mistiche
Fra gli attori di questa nuova spiritualità, che s’inserisce nella dipendenza protestante, citeremo solo tre nomi. Il primo, Valentin Weigel (1533-1588) è particolarmente interessante per il suo sforzo di sintetizzare le diverse correnti della sua epoca: la stirpe di Eckart, il movimento magico-alchemico di Paracelso, e la corrente degli spiritualisti Schwenckfeld e Sebastien Frank. Egli predica una via religiosa molto interiorizzata incentrata su un lavoro di trasformazione interiore e di rigenerazione. Sviluppa una teoria della conoscenza basata sul “Conosci te stesso” degli antichi9. Il secondo, Philippe Nicolaï (1556-1608), è un pioniere della “nuova religiosità”. Sull’esempio del primo, egli sostiene il processo della rigenerazione, delle nozze mistiche e nel suo libro “Lo Specchio delle gioie della vita eterna” (1599) descrive le sette fasi di questa rigenerazione. Quest’autore influenzerà molto Johann Valentin Andreae. Il terzo personaggio che c’interessa è Johann Arndt considerato il precursore del Pietismo tedesco. Il suo libro “Il Vero Cristianesimo” conseguirà un immenso successo (più di 300 edizioni). Si deve a questo teologo ed alchimista un commento de “l’Amphitheatrum Sapientae Aeternae” di H. Khunrath. Si ritroveranno quasi parola per parola degli stralci dei suoi scritti sul “Libro della Natura” nei Manifesti rosacrociani. Come i suoi due predecessori, egli insiste molto sulla necessità della nuova nascita. Johann Valentin Andreae considerava J. Arndt suo padre spirituale.
Come si può costatare, nel XVI secolo, la situazione religiosa è esplosiva. Con la terza generazione di protestanti il dubbio si è insediato. Il protestantesimo, a forza di voler giustificare le sue posizioni, è caduto negli eccessi teologici che rimproverava al cattolicesimo. I Riformati s’interrogano sulla necessità di una seconda Riforma. Ciononostante, parallelamente a questa situazione, l’esoterismo del Rinascimento è venuto a fecondare la mistica cristiana.
L’era dello Spirito Santo
In quest’epoca la Germania deve far fronte a epidemie di peste e carestie risultanti dalle condizioni climatiche particolarmente sfavorevoli. Nel 1604-1605 l’apparizione di una cometa eccita le immaginazioni e mantiene un’atmosfera millenarista.
In effetti, circolano numerose profezie che annunciano la fine dei tempi. Particolarmente popolare è quella di Joachim de Flore, monaco del XII secolo che aveva sviluppato una teoria secondo la quale la storia del mondo doveva svolgersi in tre ere. Quella del Padre, iniziata con Adamo; quella del Figlio, iniziata da Gesù Cristo; quella dello Spirito Santo, che doveva segnare la fine dei tempi. Quest’ultima doveva cominciare nel 1260 ed essere caratterizzata dall’apparizione di una nuova Chiesa che avrebbe sostituito quella di Pietro e che sarebbe stata monastica: l’ordine dei Boni Eremitae. Nel 1215, all’epoca del quarto Concilio di Laterano papa Innocente III condanna le idee di Joachim de Flore, ma malgrado ciò la teoria delle tre ere ha conseguito molto successo. Nel XVI secolo era molto popolare ed erano in tanti a pensare che l’era dello Spirito Santo fosse vicina. Questa teoria sarà evocata nei Manifesti rosacrociani.
La Naometria
Nel 1604 Simon Studion termina la stesura della sua “Naometria” (l’Arte di misurare il Tempio). Questo testo, con dedica ad Enrico IV, Giacomo I e Federico di Wurtemberg, comprende circa duemila pagine.
È ornata da illustrazioni realizzate da Jakob Lederlein, una delle quali riproduce un’illustrazione che figura nel “Vaticinia sev praedictiones…” di Joachim de Flore. Nella “Naometria” Simon Studion profetizza le date degli avvenimenti futuri. S’ispira all’apocalisse di San Giovanni e di Joachim de Flore, in una prospettiva apocalittica del ritorno del Cristo preceduto da Elia. Egli aveva studiato l’aritmetica mistica con Samuel Heyland, un matematico e astronomo che era in relazione con M. Mäslin, il maestro di Keplero. Riprendendo l’idea di J. de Flore dei quarantadue periodi, considera che l’ultimo si sarebbe svolto fra il 1560 e il 1590, epoca che segna l’alba della terza era della storia del mondo, quella dello Spirito Santo. Studion annunciava che una riforma stava per verificarsi grazie a degli uomini illuminati, i Cruce Signati. Evoca tre testimoni (senza nominarli direttamente) che precedono i mille anni dell’era dello Spirito Santo. Il primo è nato nel 1483 (si tratta di Lutero), il secondo è nato nel 1543 (è Studion stesso). Quanto al terzo, si accontenta di dire che è ancora atteso. Il suo libro è incentrato su un progetto: la convocazione di una nuova assemblea della Militia, dopo quella organizzata nel 1586 a Lünebourg. A questa riunione, organizzata a Costanza come un concilio riformatore, saranno adottate delle disposizioni riguardo al giudizio divino atteso per il 1621, data del ritorno del Cristo.
A.E. Waite, nel suo libro “The Real history of the Rosicrucians” (1887), vedeva nel rosacrocianesimo il prolungamento della Militia Crucifera Evangelica, ma abbandonerà più tardi quest’ipotesi. Altri hanno creduto di vedere, nel disegno che figura a pagina 271 della “Naometria”, una RosaCroce e da questo hanno ipotizzato che Studion fosse un precursore della RosaCroce. Lo studio di questo disegno lascia scettici poiché si tratta di una serie di cerchi concentrici e di parentesi che si riferiscono a delle date; il cerchio centrale contiene una piccola croce. Ciononostante bisogna notare che la “Naometria” ha avuto una grande influenza sull’ambiente rosacrociano di Tübingen10.
Nella stessa epoca circola un manoscritto di Julius Sperber, “De Magia”. Nel 1596 questo autore avrebbe fatto un sogno che gli affidava il compito di annunciare i nuovi tempi. Egli vede in Paracelso, Lutero, Ramus e Guglielmo Postel i segni dell’arrivo di un rinnovamento. Riprendendo la teoria delle tre ere di J. de Flore, sostiene che l’era dello Spirito Santo è imminente e Elia ritornerà per instaurare un’epoca d’oro. Afferma anche di aver scoperto l’archetipo di tutte le lingue e di conoscere i segreti dell’organizzazione di un mondo nuovo, invitando coloro che si sentono chiamati ad unirsi a lui. Questi elementi evocano i temi esposti nei Manifesti rosacrociani.
La Profezia di Elia
L’ambiente protestante è particolarmente sensibile a quest’atmosfera di fine epoca. Lutero stesso in “Supputatio annorum mundi” (1540), riprende la Profezia di Elia che trova la sua origine nel Talmud ed è stata rimessa in voga dai Cabalisti del Rinascimento. Questa profezia annuncia che l’universo durerà 6000 anni e inizierà poi il millennio della fine dei tempi. Per Lutero l’anno 1532 corrisponde all’anno 5640 secondo l’età della creazione e calcola quindi che la fine dei tempi sia molto vicina. Anche il capitolo IV della “Confessio Fraternitatis” farà riferimento a questa profezia parlando de “l’accensione prossima del sesto candelabro” cioè al fatto che ci si avvicina ai 6000 anni. Melchio Hoffman, un anabattista, prevedeva anch’egli per il 1533 l’inizio del regno di mille anni che avrebbe segnato la fine del mondo. Nel secolo precedente Guglielmo Postel considerava che, a partire dal 1543, l’ultima età del mondo sarebbe stata imminente e Pico della Mirandola, utilizzando anch’egli la profezia di Elia, aveva annunciato che il 1583 sarebbe stato l’Anno Pantocratico.
Il Leone del settentrione
Nella sua edizione del 1614 la “Fama Fraternitatis” riproduce, una lettera scritta da Adam Haselmeyer agli autori della “Fama Fraternitatis”. Questo paracelsiano era convinto che l’anno 1613 segnasse la fine dei tempi e i ministri del Grande Giudizio, che egli annunciava per l’anno 1614, sarebbero ben presto apparsi. È rilevante il fatto che questo autore si riferisca ad una profezia molto popolare in Europa a quel tempo: la Profezia del Leone del settentrione. Essa è impropriamente attribuita a Paracelso, sicuramente a causa del nome Elias Artista che figura anche nel suo “De Mineralibus”. In realtà, si possono collocare le sue origini verso il 160511. La profezia annuncia un imminente sconvolgimento sia religioso sia politico, in seguito alla scoperta di tre tesori immensi in Italia, in Baviera e in un luogo situato fra la Spagna e la Francia. Colui che ha messo in luce questi tesori ne utilizzerà le ricchezze per dei fini umanistici. Questi tesori contengono, fra le altre cose, un libro che secondo il metodo di Paracelso racchiude i segreti della Grande Opera. La profezia evoca la lotta contro l’Anticristo, attacca i sofisti, ma anche Aristotele e Galeno, due personaggi criticati sin dalle prime pagine della “Fama Fraternitatis”. D’altra parte, annuncia il ritorno di Elia, Elias Artista, un maestro dell’Ars Magna.
Sicuramente, a procurargli il successo è stato l’annuncio un’epoca in cui un leone giallo verrà dal settentrione e si opporrà all’aquila prima di instaurare un’era di felicità. Questa profezia sarà letta talvolta come un testo alchemico (il leone e l’aquila sono utilizzati nell’iconografia alchemica per rappresentare il processo di unione dello zolfo e del mercurio), talvolta in modo politico (la lotta fra l’Aquila degli Asburgo e il Leone di Federico II)12. Il capitolo VI della “Confessio Fraternitatis” farà riferimento a questa profezia.
Il sangue di colore rosa
Un’ultima profezia merita di essere segnalata, quella che Paracelso annuncia nella sua “Aurora Philosophorum”. In questo libro egli indica che, come il Cristo è venuto per redimere gli uomini, negli ultimi tempi, un uomo molto puro verrà a purificare e a liberare la Creazione lasciando cadere delle gocce di sangue di colore rosa grazie alle quali il mondo sarà riscattato dalla Caduta13.
La triplicità del fuoco
Nel 1603 Giove e Saturno sono in trigono (aspetto molto positivo di 120° fra due pianeti in astrologia) e si trovano nella triplicità del fuoco (Ariete, Leone, Sagittario). Molti vi vedono l’annuncio di giorni più favorevoli. L’anno seguente, una nuova stella appariva in questa stessa triplicità. Giovanni Keplero in “De Stella nova et coincidente principio Trigoni ignei” (1606 a Praga), vi vede il segno di cambiamenti politici e religiosi molto prossimi. Egli fa il parallelo fra l’apparizione di questa nuova stella e la nascita di un uomo che sarà il creatore di un nuovo movimento religioso il cui scopo sarà riconciliare i fratelli nemici della cristianità e di attuare una “riforma ragionevole”. La “Confessio Fraternitatis” si riferisce a questo avvenimento indicando che il Signore Dio ha donato delle testimonianze che si possono leggere nel firmamento nelle costellazioni del Serpente e del Cigno. Non dimentichiamo che è precisamente nel 1604 che sarà scoperta la tomba di Christian Rosenkreutz.
Questo giro di orizzonte ci mostra a che punto la situazione fosse complessa all’epoca della nascita del Rosacrocianesimo: da una parte a causa delle notizie apportate dalla scienza e dall’altra a causa dell’esplosione della religione. Questi elementi mescolati all’ambiente escatologico del tempo, lasciano intravedere quelli che potevano essere i timori degli uomini alla fine del XVI secolo. Quale soluzione si poteva offrire loro per uscire da questo labirinto? È in questo momento che riecheggiano gli “Echi della RosaCroce” come vedremo nel prossimo articolo di questa serie.
Note
- “Du monde clos à l’univers infini” (“Dal mondo chiuso all’universo infinito”), Parigi 1973, Gallimard p. 9. ↩
- Questa osservazione è stata particolarmente messa in evidenza dai diversi lavori di Roland Edighoffer, in “Les Rose-Croix et la crise morale du XVIIe siècle” (“I RosaCroce e la crisi morale del XVII secolo”), Parigi 1998, ed. Dervy. Nel presente articolo, numerosi elementi sono ispirati alle diverse opere di questo autore. ↩
- Egli cambierà presto opinione su quest’ultimo punto e, nella riedizione di quest’opera nel 1606, indica che è opportuno sostituire in questa edizione la parola “âme” (anima) con la parola “force” (forza). Questo cambiamento di posizione gli valse una celebre controversia con Robert Fludd. ↩
- Vedere A. Perfetti e M. Blay: “Vide/Plein” (“Vuoto/Pieno”) in “La Science Classique” (“La Scienza Classica”) Parigi, 1998, Flammarion, pp. 664-669. ↩
- Vedere Pierre Béhar, “Les Langues occultes de la Renaissance”, (“Le lingue occulte del Rinascimento”), Parigi, 1996, Desjonquères pp. 163-198. ↩
- Su questo punto vedere F. Yates: “Giordano Bruno et la Tradition hermétique” (“Giordano Bruno e la tradizione ermetica”), ed. Dervy 1996 pp. 401-408, 425,458. ↩
- Vedere Thierry Wanegffelen, “L’Edit de Nantes” (“L’editto di Nantes”), Parigi 1998, Le Livre de Poche, pp. 106-108. ↩
- Mito o realtà? Questo potrebbe riferirsi all’Unione dei Principi Protestanti che unirà nel 1612 Giacomo I a Federico V. ↩
- Vedere A. Koyré “Un Mystique protestant, V. Weigel” (“Un mistico protestante, V. Weigel”), in “Mystiques, spirituels, alchimistes du XVIe siècle allemand” (“Mistici, spirituali, alchimisti del XVI secolo tedesco”), Parigi, 1971, Gallimard, cap. IV. ↩
- Vedere Max Miller e Robert Uhland, “Images de la vie souabe. À la demande de la Commission pour la connaissance historique du Pays de Bade-Wurtemberg” (“Immagini della vita sveva. Su richiesta della Commissione per la conoscenza storica del Paese di Baden-Wurtenberg”) Stoccarda, 1957, W. Kohlhammer. ↩
- Roland Edighoffer ha dedicato un intero capitolo del suo libro a questa profezia in “Les Rose-Croix et la crise morale…” (“I RosaCroce e la crisi morale…”) brano citato, pp. 211-247. ↩
- Frances Yates, in “La Lumière des Rose-Croix” (“La luce dei RosaCroce”), Parigi 1985, Retz, mostra un’intera iconografia su questo punto. ↩
- A questo proposito, vedere C. Gustave Jung, “Les Racines de la conscience” (“Le Radici della coscienza”) Buchet/Chastel, 1971, pp. 450-459. Questo testo è stato a lungo attribuito a G. Dorn, uno dei discepoli di Paracelso. Didier Kahn ha dimostrato che esso è di Paracelso stesso. ↩