Capitolo VII della «Storia del Rosacrocianesimo». In questo capitolo: Michael Maier, Robert Fludd, Giovanni Keplero, Federico V, La defenestrazione di Praga e altro.
La pubblicazione dei Manifesti rosacrociani ebbe una risonanza considerevole in Europa. Essi diedero origine a numerose riedizioni e pubblicazioni, nelle quali si fronteggiavano sostenitori e denigratori. Solo dal 1614 al 1620, si contano più di duecento libri che esprimono approvazioni o critiche e se si estende tale periodo al XVIII secolo, si arriva a novecento libri. Tale fioritura permette di rendersi conto dell’importanza dell’avvento del Rosacrocianesimo nel XVII secolo. Fra questa profusione editoriale, ci soffermeremo soltanto sugli autori che ci sembrano più rappresentativi delle sfide di cui sono i portavoce.
Il medico tedesco Andreas Libavius è uno dei primi a lanciare la polemica. Nonostante sia paracelsiano, rifiuta gli aspetti magici delle teorie di Paracelso e si definisce un alchimista scientifico. Fra il 1615 e il 1616, pubblica diverse opere nelle quali tratta i Rosacrociani come eretici e denuncia l’utilizzo da parte loro di una magia che egli giudica diabolica. Il medico inglese Robert Fludd (1575-1637), gli risponde pubblicando nel 1616 una «Apologia sommaria, lavante e pulente, come un’onda di Verità, la Fraternità della RosaCroce inquinata da macchie di sospetto e infamia»1 nella quale mostra che la magia rosacrociana è una “magia naturale”, nel senso in cui Marsilio Ficino la definiva2: un’arte perfettamente pura e legittima. Robert Fludd approfitta di questa pubblicazione per sollecitare pubblicamente la sua ammissione nella Fraternità rosacrociana.
Julius Sperber, il consigliere del principe Christian d’Anhalt, con «Echi della Fraternità, da Dio altamente illuminata, dell’illustre Ordine R. C.»3, difende la RosaCroce (1615). A suo avviso quest’Ordine non è di formazione recente, poiché perpetua un sapere segreto di cui Adamo fu un tempo il depositario. Egli indica che questa conoscenza si sarebbe trasmessa di generazione in generazione attraverso i Caldei e gli Egizi, arrivando in seguito nel mondo cristiano con San Giovanni e San Bernardo. Cita anche quali depositari, personalità come Guglielmo Postel, Pico della Mirandola, Johannes Reuchlin o Enrico Cornelio Agrippa. Altri ancora, come Michel Poitier nel 1617, nel suo «Nuovo Trattato chimico…»4, manifestano il loro sostegno alla RosaCroce.
Michael Maier
Michael Maier (1569-1622), il celebre alchimista tedesco e medico personale di Rodolfo II, fu uno dei più ardenti difensori del Rosacrocianesimo. Nel 1617, in «Il silenzio dopo i clamori»5, egli risponde alle critiche di coloro che avendo pubblicamente espresso il desiderio di entrare nell’Ordine della RosaCroce non hanno ricevuto risposta. Precisa che questo è accaduto poiché non sono stati giudicati degni di entrarvi e aggiunge che egli stesso non merita un tale onore. Per lui, la Fraternità rosacrociana esiste realmente; non si tratta di una mistificazione. Egli vede in quest’Ordine uno dei collegi di saggi che sono esistiti in ogni epoca e presso tutti i popoli. Presenta inoltre i RosaCroce come i depositari di un’antica Tradizione che trae origine dagli Egizi, dai bramini, dai Misteri di Eleusi e di Samotracia, dai magi di Persia, dai Pitagorici e dagli Arabi.
A questo riguardo, Friedrich Grick va oltre. Con lo pseudonimo d’Irenaeus Agnostus, pubblica «Lo scudo della verità…»6, un trattato elogiatore e al contempo pungente sui RosaCroce (1618). Fa risalire l’origine dei RosaCroce ad Adamo e dà una lista molto fantasiosa di quarantasette Imperator dell’Ordine, fra i quali: Seth, Philon, Al Manor, Jaques de Voragine, fino all’Imperator del 1618, Hugo de Alverda. Nello stesso anno, Joseph Stellat esprime il suo sostegno alla «venerabile società dei RosaCroce» con il libro «Il Pegaso del firmamento, o breve introduzione alla vera saggezza che fu anticamente chiamata Magia dagli Egiziani e dai Persi, ma oggi riceve dalla venerabile Fraternità R.C., il legittimo nome di Pansofia»7. Questo «adepto della filosofia segreta» è un lettore attento dei Manifesti. Tuttavia, poco tempo dopo attacca l’Ordine della RosaCroce in alcune pubblicazioni che provocano notevoli reazioni fra i difensori della Fratellanza. Con lo pseudonimo di F.G. Menapius, nel 1618 pubblica «Centone secondo Virgilio sui Fratelli della RosaCroce», «Centone secondo Ovidio sui Fratelli della RosaCroce»8 e «Il Menapius della RosaCroce, o Considerazioni dell’intera società…»9 nel 1619, libri che sollevano una polemica: l’Ordine della RosaCroce esiste realmente o si tratta di una finzione?
Diversi autori prendono le difese dell’Ordine. Florentius de Valentia (Daniel Möglin) pubblica «Gesù è tutto per noi! La Rosa fiorente…»10; si tratta di una «Replica alle calunnie di Menapius contro la società dei RosaCroce». Quanto a Michael Maier, egli si propone di dimostrare l’esistenza reale dell’Ordine pubblicando nel 1618 «Temis d’oro, o le Leggi e le Regole dell’illustre Fraternità R.C.»11 in cui descrive in modo velato il luogo di riunione dei RosaCroce. Secondo F. Yates, tale descrizione evoca il castello di Heidelberg, un luogo sul quale torneremo in seguito12.
Heinrich Neuhaus, nel suo «Pietoso e utilissimo avviso riguardo ai RosaCroce. Esistono veramente? Cosa sono?» del 161813, precisa che i Fratelli non si incontrano in Europa perché l’hanno lasciata per trasferirsi in Oriente. Nelle molteplici pubblicazioni che fioriscono in quest’epoca, ognuno sembra esaminare la RosaCroce dal lato che più gli interessa. Johann Valentin Andreae, in «Turris Babel» (1619), evoca al riguardo la confusione che seguì la pubblicazione dei Manifesti rosacrociani.
Robert Fludd
Durante gli anni che caratterizzano l’emergere del Rosacrocianesimo, Michael Maier e soprattutto Robert Fludd difendono con zelo la Fraternità dei RosaCroce, sebbene, entrambi affermino di non essere membri dell’Ordine. Spirito universale, Robert Fludd è molto versato nella conoscenza del «Corpus Hermeticum», nelle opere di Marsilio Ficino e in quelle dei cabalisti cristiani come Johannes Reuchlin e Francesco Giorgio di Venezia. In qualità di medico ed alchimista, s’interessa alle idee di Paracelso. Probabilmente sin dall’inizio del suo impegno in favore del Rosacrocianesimo Robert Fludd entra in relazione con gli ambienti rosacrociani tedeschi, a meno che questo incontro non abbia avuto luogo all’epoca del soggiorno di Michael Maier in Inghilterra, fra il 1611 e il 1613. In ogni caso, a partire dal 1617, vengono pubblicati in Germania i libri del medico inglese, presso Johann Theodor de Bry, che finanzia la loro pubblicazione. Le opere di questo editore del Palatinato, residente ad Oppenheim, sono rinomate, per la qualità delle loro illustrazioni, eseguite da Mattaeus Merian. A questo riguardo, i libri di Robert Fludd sono dei veri capolavori; i frontespizi sono ornati di magnifiche illustrazioni che ne riassumono i propositi.
Nelle sue opere, Robert Fludd presenta l’armonia fra il macrocosmo (il mondo) e il microcosmo (l’uomo). Dotato di una conoscenza universale s’interessa delle corrispondenze armoniche che esistono fra i pianeti, gli angeli, le parti del corpo umano, la musica… Tenta di stabilire una sintesi di tutte le conoscenze, e il suo «Trattato teologico-filosofico…»14 presenta anche dei frammenti dell’antica Saggezza sopravvissuta alla Caduta di Adamo. Il libro è dedicato ai Fratelli della RosaCroce (1617). Nel 1617, Robert Fludd comincia a pubblicare il suo «Storia metafisica, fisica e tecnica dell’uno e dell’altro mondo cioè del grande e del piccolo…»15. Con questa autentica enciclopedia che comprende tutti i campi del sapere, egli desidera rivelare la Saggezza universale che presiede al rinnovamento universale annunciato dai Manifesti rosacrociani. Cerca di mostrare come la Creazione sia stata generata dall’Anima del Mondo da cui derivano i modelli matematici che presiedono all’armonia della Creazione. La sua dimostrazione poggia sul «De Harmonia Mundi» di Franco Giorgio di Venezia, e sulla traduzione e i commenti del «Timeo» di Platone, pubblicati da M. Ficino. Riprende anche gli elementi che quest’ultimo prende a prestito dal «Commento del Sogno di Scipione», di Macrobe sui numeri e l’Anima del Mondo.
Le sue posizioni sull’Anima del Mondo, lo coinvolgono in una polemica16 con l’astronomo Giovanni Keplero e il filosofo matematico e fisico francese Pierre Gassendi (1592-1655). L’abate Marin Mersenne (1588-1648), filosofo e saggio francese che perseguitò la filosofia ermetica del Rinascimento, non resterà in disparte. Questo amico di Renato Cartesio rimprovera a Robert Fludd di mettere Gesù-Cristo, gli angeli e l’Anima del Mondo sullo stesso piano. L’importanza delle reazioni suscitate dalle opere del medico inglese mostrano che la sua opera ebbe una grossa diffusione in Europa e che fu al centro dei grandi dibattiti dell’epoca.
Giovanni Keplero
Giovanni Keplero (1571-1630), anziano studioso di Tubingen, aveva frequentato Johann Valentin Andreae. Fra il 1600 e il 1612, fu membro della “Corte magica” di Rodolfo II, in qualità di assistente del grande astronomo Tycho Brahé.
Considerevolmente influenzato dal neoplatonismo e dal pitagoricismo Rinascimentale, aveva ripreso il sistema dell’Anima del Mondo nel suo «Mysterium cosmographicum» (1596). Tuttavia, nella riedizione di questo libro nel 1606, egli aveva cambiato opinione sostituendo questo concetto con quello di «Forza». A suo avviso non è l’Anima del Mondo che presiede ai movimenti dei pianeti ma una Forza. Giovanni Keplero pubblica un’opera concorrente alla «Storia metafisica…» di Robert Fludd. In questo testo, «L’Harmonia del mondo» (1619), egli dichiara che si basa sulla matematica e non sull’ermetismo come Robert Fludd. Accusa d’altronde quest’ultimo di confondere le due cose.
Robert Fludd replica immediatamente con «Veritatis proscenium» (1621), precisando che le sue teorie riprendono quelle di Francesco Giorgio di Venezia e dei RosaCroce. Seguì un’altra risposta di Keplero, «Apologia» (1621), alla quale Robert Fludd risponde nel 1622 con il suo «Monochordum mundi symphoniacum»17. Ben presto, i lavori di Isacco Newton confermeranno le teorie di Keplero, ma anche se il termine di «Forza» ha sostituito quello di «Anima del Mondo» l’origine di questa Forza resta misteriosa!
Federico V
L’evoluzione del Rosacrocianesimo subirà una svolta decisiva con l’avvento di Federico del Palatinato. Per comprenderla, bisogna riassumere la situazione della Boemia in quell’epoca. Questa provincia tedesca era stata riunita sotto la corona degli Asburgo da Ferdinando I (1503-1564) cui succede il figlio, l’imperatore Massimiliano II (1527-1576) il quale benché cattolico, non è ostile al protestantesimo e sembra aperto all’esoterismo. John Dee gli aveva dedicato la sua «Monas Hieroglyphica» (1564). Alla morte gli succede il figlio, Rodolfo II che si era allontanato dal nipote Filippo II, il re di Spagna cattolico di cui non approvava il fanatismo religioso. Spirito raffinato, Rodolfo II era appassionato di scienze, arte, ermetismo e manteneva un’importante corte dove si affiancavano personalità quali Tycho Brahé, Giovanni Keplero e Michael Maier. Tutti i maghi europei vi si davano appuntamento, e Giordano Bruno, proprio come John Dee, la frequentava. Durante il regno di questo monarca fu scritta la «Fama Fraternitatis», il cui testo cominciò a circolare in Germania sotto forma di manoscritto.
Alla morte di Rodolfo II, nel 1612, gli succede il fratello Mathias II, un vecchio incapace. La “corte magica” di Rodolfo si riversa presso numerosi principi protestanti che condividono la stessa passione. Una parte si stabilisce ad Heidelberg alla corte di Federico V, Elettore del Palatinato e genero del re d’Inghilterra; un’altra raggiunge quella di Christian d’Anhalt, il consigliere di Federico, un principe il cui medico fu Oswald Croll, uno dei grandi discepoli di Paracelso18. Infine, qualcuno, come Michael Maier, va alla corte di Maurice di Hesse-Cassel il quale ha probabilmente svolto un ruolo fondamentale nella diffusione del rosacrocianesimo. Infatti, l’editore dei primi due Manifesti rosacrociani, Wilhelm Wessel, non poteva stampare nulla senza la preventiva autorizzazione di Landgrave di Hesse-Cassel. Sotto il regno di Mathias II, rinascono i conflitti fra cattolici e protestanti, poiché il nuovo monarca non ha la tolleranza del suo predecessore. In quest’epoca fu pubblicata la «Fama Fraternitatis» (1614), poi fu redatto e pubblicato il secondo manifesto la «Confessio Fraternitatis». Il pessimismo di questo nuovo testo è sintomatico di un’epoca che presenta l’imminenza di una catastrofe.
La defenestrazione di Praga
Poco a poco, Mathias II comincia ad escludere i protestanti dai posti importanti del reame. Nel 1618 chiude un tempio a Praga e questo incidente innesca la rivolta: il popolo, attaccato nella sua libertà religiosa, si rivolta e il 23 maggio, i protestanti gettano da una finestra tre rappresentanti dell’imperatore. Si tratta della «defenestrazione di Praga», incidente che contrassegna l’inizio della guerra dei Trent’anni (1618-1648), un conflitto che sconvolge la Germania. La morte di Mathias II l’anno seguente, nel marzo 1619, peggiora le cose. Suo nipote, Ferdinando di Stiria, già re di Boemia dal 1617, gli succede nella carica d’imperatore. Questo allievo dei gesuiti mette fine alla tolleranza religiosa instaurata da Rodolfo II prendendo provvedimenti per abolire il culto protestante.
Il popolo della Boemia rifiuta di sottomettersi all’autorità di Ferdinando ed elegge Federico V, capo dell’Unione protestante, per sostituirlo. Quest’ultimo beneficiava del sostegno dei protestanti di Francia e d’Inghilterra. Dalla morte di Enrico IV nel 1610, alcuni lo consideravano l’uomo in grado di riconciliare cattolici e protestanti. Nel leone che ornava i suoi stemmi alcuni vedevano il segno dell’era di prosperità annunciata dalla «Profezia del Leone del Settentrione»19. Secondo la storica Frances Yates, il palazzo di Federico era il fulcro del rosacrocianesimo nascente. Nel 1613, Federico sposò la figlia di Giacomo I re d’Inghilterra, avvenimento importante che suggellò l’unione dei protestanti in Europa. Queste nozze, celebri soprattutto in Inghilterra, diedero luogo a cerimonie molto importanti nel castello di Heidelberg ed è possibile che abbiano ispirato qualche scena a Johann Valentin Andreae per le sue «Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz»20. Questo alto luogo culturale comprendeva dei giardini riccamente ornati da grotte da “statue parlanti” e da automatismi progettati da Salomon de Caus21: era considerato l’ottava meraviglia del mondo.
La Montagna Bianca
Federico V sapeva che accettando la corona, si sarebbe opposto alla potenza degli Asburgo. Costretto dal destino, non gli restò che accettare. Venne incoronato nel novembre 1619 nella cattedrale di Praga. Purtroppo sarà “il re per un inverno”, poiché la potenza degli Asburgo, che vogliono recuperare il loro diritto, si scatena contro di lui. I suoi alleati, i re di Francia e d’Inghilterra, per timore di un conflitto con la Spagna, preferiscono non intervenire. L’8 novembre, vicino a Praga, si svolge la triste battaglia della Montagna Bianca. Le truppe di Federico, comandate dal principe d’Anhalt, sono schiacciate dai cattolici e Ferdinando riprende il suo trono. Federico e Elisabetta si rifugiano in Olanda a L’Aia. A questa orribile guerra, seguiranno ancora tristi episodi. Pierre Chaunu definisce il conflitto come una «catastrofe senza eguali». P. Mols, la considera «il più grande cataclisma demografico di tutta la storia della Germania». Il bilancio è costernante: il Palatinato perde il settanta per cento della sua popolazione, il Würtemberg l’ottantadue per cento e la Boemia il quarantaquattro per cento. A tutto ciò si aggiunge l’esilio di più di ventimila persone. In generale, con questa guerra la popolazione dell’Europa Centrale cala del sessanta per cento22. In tale contesto non ci si può stupire che il progetto rosacrociano sia fallito!
Dopo la disfatta di Federico, gli Asburgo fanno circolare dei disegni satirici che associano Federico al Rosacrocianesimo. La loro vittoria, unita al Concilio di Trento, in cui furono condannati il Protestantesimo e l’Ermetismo, è quella del Cattolicesimo sul Rosacrocianesimo. Su una di queste immagini figura l’aquila di Ferdinando appollaiata sopra un pilastro ai piedi del quale giace un leone (Federico). Il motto rosacrociano che conclude la «Fama Fraternitatis»: «All’ombra delle tue ali Geova», si trova così parodiato sulla didascalia di questo disegno: «All’ombra delle mie ali, il regno di Boemia prospererà»23.
Così l’ideale di fraternità proposto dai Rosacrociani era contrario all’intolleranza religiosa e la guerra dei Trent’anni impedì la creazione di un vero Ordine. Anche se il progetto rosacrociano non sbocciò a quell’epoca, il suo ideale continuò a circolare in Europa, soprattutto in Inghilterra e in Francia. Infatti in questo periodo tormentato, Renato Cartesio (1596-1650) parte alla ricerca dei RosaCroce. Come vedremo il suo ritorno in Francia coinciderà con l’affissione dei misteriosi manifesti che annunciano il soggiorno dei RosaCroce a Parigi. In Inghilterra, invece, il progetto rosacrociano vedrà un’inattesa diffusione grazie a Francesco Bacone.
Note
- «Apologia compendiaria fraternitatem de Rosea-Cruce suspicionis et infamiæ maculis aspersam veritatis quasi fluctibus abluens et abstergens», Leyde, 1616. ↩
- Vedere rivista «Rosa-Croce» n. 17 p. 7. ↩
- «Echo der von Gott Hocherleuchtetinen Fraternitet des löblichen Ordens R.C…», Dantzig, 1616. ↩
- «Novus Tractatus chymicus de Vera Materia, veroque processu Lapidis philosophici quo pleniorem ataque fideliorem hactenus non vidit mundus. Cui accessit sub calcem, ut verum ita sincerum de Fraternitate R.C. judicium…» Francfort, 1617. ↩
- «Silentium post clamores…» Francfort, 1617. ↩
- «Clypeum veritatis; Das ist Kurtez, jedoch Gründliche Antwort respective [...]», Amsterdam, 1618. ↩
- «Pegasus Firmamenti sive Introductio Brevis in veterum sapientam quæ olim ab aegiptiis et Persi Magia, hodie vero a Venerabili Fraternitate Rosæ Crucis Pansophia recte vocatur...» Amsterdam, 1618. Si tratta dello pseudonimo di Cristoph Hirsch. ↩
- «Cento Virgilianus de Fratibus Rosæ Crucis» e «Cento Ovidianus de Fratibus Rosæ Crucis», Amsterdam, 1616. ↩
- «Menapius Rosæ Crucis, Das ist Bedencken der Gesambten Societet von dem…» München, 1619. Egli lo pubblica sotto lo pseudonimo di Theophile Schweigardt. ↩
- «Jhesus Nobis Omnia! Rosa florescens, contra F.G. Menapii calumnias…», Amsterdam, 1617 e 1618. ↩
- «Themis aureæ hoc est de legibus Fraternitatis R.C….», Francfort, 1618. ↩
- Vedere «La Lumière des Rose-Croix» (L’illuminismo dei RosaCroce) Torino, Einaudi Ed. 1976, p.102. ↩
- «Pia et utilissima admonitio de Fratibus R. C. Nimirum an sint? quales sint?…» Dantzig, 1618. Ci sarà un’edizione in Francia nel 1623. ↩
- «Tractatus theologo-philosophicus…». 1617, pubblicato sotto lo pseudonimo di Rudolfo Otreb, presso J. Theodor de Bry. ↩
- «Utriusque cosmi majoris scilicet et minoris, metaphysica, physica atque techna historia…», presso Johann Theodor de Bry a Oppenheim e Francoforte, 1617-1624. ↩
- Su questa controversia, vedere Jean-Charles Darmon, «Quelques enjeux épistémologiques de la querelle entre Gassendi et Fludd: les clairs-obscurs de l’Ame du Monde» (Qualche sfida epistemologica della controversia fra Gassendi e Fludd: il chiaroscuro dell’Anima del Mondo), in «Aspects de la tradition alchimique au XVII siècle» (Aspetti della tradizione alchemica nel XVII secolo) rivista «Chrysopoeia», 1998. ↩
- Vedere Pierre Bréhar, che, in «Les Langues occultes de la Renaissance» (Le Lingue occulte del Rinascimento), Paris, 1996, Desjonquères, pp. 200-243, riassume la questione. Frances A. Yates aveva già citato questa controversia in «Giordano Bruno e la Tradition hermétique» (Giordano Bruno e la Tradizione ermetica), Paris, 1988, Dervy, cap. XXII ↩
- Tobias Hess, uno degli amici di Johann Valentin Andreae, conobbe personalmente Oswald Croll e la «Fama Fraternitatis» riprende alcune sue idee. ↩
- Su questa profezia, vedere il nostro articolo nella rivista Rosa+Croce, n. 10 p. 12. ↩
- È il consiglio di Frances Yates in «La Lumière des Rose-Croix» (L’illuminismo dei RosaCroce), in cui l’autore descrive le ricchezze di questo palazzo, op. cit. pp. 3-19. ↩
- Fu molto evidenziato da alcuni testi di John Dee (la sua prefazione all’«Euclide») e l’architettura del Rinascimento. Prima di Denis Papin, inventò la forza-vapore. Nella riedizione del 1624 della sua opera «Les Raisons des forces mouvantes, avec diverses machines tout utiles que plaisantes» (Le Ragioni delle forze motrici con diverse macchine utili e bizzarre), apparsa nel 1615, evoca le grotte e le statue parlanti che realizzò per Heidelberg. Egli descrive anche questi giardini nel suo «Hortus Palatinus» (Il giardino palatino), 1620, Johann Theodor de Bry. Nella sua nota in fine di libro della riedizione di quest’ultimo, Michel Conan sottolinea i rapporti fra le invenzioni di Salomon de Caus e le invenzioni descritte nelle opere di Robert Fludd (Paris, 1990, ed. du Moniteur). ↩
- Questi dati sono presi a prestito dal libro di Henry Bogdan «La Guerre de Trente Ans (1618-1648)», (La Guerra dei Trent’Anni) Paris 1997, cap. 12. ↩
- Vedere questo disegno riprodotto in «La lumière des Rose-Croix», (L’illuminismo dei RosaCroce) op. cit. fig. 22. ↩