Capitolo VIII (seconda parte) della «Storia del Rosacrocianesimo». In questo capitolo: La Regina delle Fate, Francesco Bacone, I Teosofi, Novum Organum, L’ape e altro.

Il progetto rosacrociano conobbe in Inghilterra uno sviluppo particolare. Al contrario di quanto succedeva nel resto dell’Europa, però, l’ermetismo rimase relativamente discreto1. Gli scritti di John Doget (XV secolo) risentono dell’influsso del Corpus Ermeticum, e sotto il regno di Enrico VIII, il Kabbalista cristiano François Georges di Venezia gode di una grande reputazione. A lui il re affida la ricerca nei testi sacri di argomenti a favore del suo divorzio con Caterina d’Aragona la quale chiede consiglio a Enrico Cornelio Agrippa. Malgrado l’entusiasmo di Tommaso Moro (1478-1535) per gli scritti di Pico della Mirandola, l’ermetismo del Rinascimento trova spazio soltanto sotto il regno di Elisabetta Iª (1533-1603). Philip Sidney (1554-1586), diplomatico, scrittore e amico di Giordano Bruno, sir Walter Raleight (1554-1618), amministratore, scrittore e favorito di Elisabetta, Thomas Hariot e John Dee, sono gli attori essenziali. Quest’ultimo, profondamente segnato dagli scritti di Enrico Cornelio Agrippa, è il vero capofila del Rinascimento elisabettiano. Possiede una ricca biblioteca esoterica che la regina ama frequentare.

La Regina delle Fate

Sotto il regno di Elisabetta Iª la filosofia occulta stimola dibattiti dei quali si trovano tracce nella letteratura. Il grande poema di Edmund Spenser (1552-1559), La Regina delle fate, o i suoi Quattro Inni, sono tinti di neoplatonismo del rinascimento e di kabbala cristiana. Il movimento ha anche i suoi oppositori come Christopher Marlowe la cui opera teatrale La Tragica storia del dottor Faust (1594), denuncia l’ermetismo. Il protagonista è presentato come discepolo di Agrippa praticante una magia diabolica. L’opera riscontra un enorme successo come quella intitolata l’Ebreo di Malta (1592), il cui autore, con la scusa di criticare gli Ebrei se la prende con la kabbala cristiana. In un’altra opera teatrale, L’Alchimista (1610)2 Ben Jonson attacca l’ermetismo. William Shakespeare, invece, assume la posizione inversa rispondendo all’Ebreo di Malta di Christopher Marlowe con Il Mercante di Venezia, opera nella quale si può leggere l’influenza del De Harmonia Mundi di François Georges di Venezia. Lo stesso vale di diversi altri testi di William Shakespeare, come Come vi piacerà o La Tempesta (1611) che recano l’impronta del De Occulta Philosofia di Enrico Cornelio Agrippa. La Tempesta fu rappresentata durante i festeggiamenti del matrimonio tra la figlia di Giacomo I, il successore della regina, e Federico del Palatinato. Frances A. Yates, grande esperta del rosacrocianesimo inglese, vede in quest’opera un vero manifesto rosacrociano.

Francesco Bacone

Quando si parla delle origini del rosacrocianesimo è frequente vedere citato il Cancelliere d’Inghilterra e filosofo Francesco Bacone (1561-1626). Molti autori hanno cercato di approfondire le sue relazioni con la RosaCroce. John Heydon, autore di molte opere sul rosacrocianesimo, è il primo ad essersene interessato, con teorie spesso enfatizzate. Il suo libro Il Santo Guido che conduce alla meraviglia del mondo (1662)3 comprende un racconto dal titolo «Viaggio nel paese dei Rosacrociani», che è un adattamento della Nuova Atlantide di Francesco Bacone. Vi unisce elementi della Fama Fraternitatis, non esitando a fare della «Casa di Salomone», evocata da Francesco Bacone, il «Tempio della RosaCroce». Due secoli più tardi, nel suo libro Nuovo Grado di RosaCroce (1860), Jean-Marie Ragon fa delle idee di Francesco Bacone la fonte della «società di RosaCroce o Bramini del Nord»4. Oltre che scrittore ha cercato di dimostrare che Francesco Bacone era l’autore delle opere di William Shakespeare5. Chi è andato più lontano nelle investigazioni è probabilmente W. F. C. Wigston con il libro Bacone, Shakespeare e i Rosacrociani (1888) le cui idee saranno riprese da Mrs Henry Pott in Francesco Bacone e la sua Società Segreta (1892), e da diversi altri autori. Comunque, a parte queste note interessanti, questi ultimi si lanciano in speculazioni avventurose.

I Teosofi

L’ambiente della Società Teosofica è purtroppo molto sensibile a queste ipotesi che arricchisce e divulga a sua volta. Così, nel suo libro I Maestri (1912)6, Annie Besant afferma che Francesco Bacone era una delle reincarnazioni di Christian Rosenkreutz, membro di una linea di iniziati alla quale apparteneva anche il Conte di Saint-Germain, e che nasce nella casa reale di Rakoczi. Una delle sue collaboratrici, Maria Russak, pubblica subito dopo una serie di articoli nella rivista The Cannel, che riprendono tali idee. Gli stessi elementi si ritrovano in un’altra opera, The Rosicrucians (1913), pubblicata dal Diritto Umano, obbedienza massonica vicina alla Società Teosofica, in cui H. Clarke e Katherine Betts affermano che Francesco Bacone è l’autore dei Manifesti rosacrociani7. L’autore che più di ogni altro ha contribuito a diffondere l’insieme delle teorie circa il ruolo di Francesco Bacone nel rosacrocianesimo è il Teosofo e senatore belga Franz Wittemans il quale nel suo libro Storia dei RosaCroce (1919), offre una varietà di elementi molto discutibili. Riprende le tesi di W.F.C. Wigston, Mrs Pott, del dr Speckman, di E. Udny e dei Teosofi.

Paul Arnold e Frances A. Yates hanno attenuato le tesi di W.F.C. Wigston adottando posizioni più realistiche. Seppure da diversi decenni le scoperte degli storici del rosacrocianesimo hanno consentito di capire meglio la sua genesi, e superare l’idea secondo la quale Francesco Bacone sia l’autore della Fama Fraternitatis e della Confessio Fraternitatis, tuttavia ciò non impedisce di collocare il filosofo inglese nella sfera rosacrociana del 17° secolo. Egli fu, in una certa misura, uno di coloro che meglio riuscì a promuovere l’ideale rosacrociano. Senza dubbio questa è la ragione per la quale alcuni vedono in lui una delle più importanti personalità del rosacrocianesimo del 17° secolo.

Nell’opera L’Illuminismo dei Rosacroce, Frances Yates spiega che sebbene Francesco Bacone si allontani dall’ermetismo del 17° secolo su diversi punti, specialmente per la sua posizione contro le idee di Paracelso e il suo rifiuto del concetto dell’uomo come microcosmo, rimane molto influenzato dal rosacrocianesimo8. Vero continuatore del movimento gli dà un’espressione nuova attraverso un progetto di riforma delle scienze che darà nascita alla Royal Society, ovvero l’accademia britannica delle scienze.

Novum Organum

Il progetto di Francesco Bacone trova senza dubbio la sua origine nel padre, Nicolas Bacone. Enrico VIII, infatti, dopo la separazione da Roma aveva affidato a lui la cura di riformare le università. Bacone, dopo aver tentato di convincere la regina Elisabetta cercherà di coinvolgere Giacomo I nel progetto di riforma delle scienze. All’inizio del suo libro La Dignità e lo sviluppo delle scienze (1605), si rivolge al re in questi termini: «Come Ermete Trismegisto una triplice gloria vi distingue: la potenza del re, l’illuminazione del sacerdote e la scienza del filosofo». Il progetto che propone è una restaurazione delle scienze, le quali auspica non siano più oggetto di speculazioni, ma strumento in grado di portare un progresso generatore di prosperità e felicità per gli uomini. Nel suo libro, suggerisce la creazione di una fraternità simile di scienziati di tutti i paesi, un gruppo in cui ognuno possa scambiare il suo sapere a maggior beneficio di tutti. Quest’idea ricorda i propositi della Fama Fraternitatis9.

L’ape

Francesco Bacone pensa di istituzionalizzare la scienza attraverso programmi di ricerche collettive e vuole creare laboratori organizzati con razionalità e metodo. In generale possiamo dire che il progetto di Francesco Bacone prefigura le accademie che nasceranno da lì a poco. Vuole sostituire l’antica logica aprioristica e deduttiva con una nuova, sperimentale e induttiva. Per simbolizzare l’atteggiamento del ricercatore, utilizza le immagini della formica, del ragno e dell’ape. La prima accumula (filosofia empirica), la seconda racchiude nella sua tela (filosofia razionale) ma la terza, dopo aver attinto in tutte le direzioni, elabora il miele (equilibrio tra le due filosofie). «La Rosa dà miele alle api» dirà anche Robert Fludd utilizzando un simbolismo simile10. Un alchimista inglese, Thomas Vaughan, indica che secondo Virgilio, nelle api c’è una particella dell’intelligenza divina delle emanazioni dell’Empireo (Anthroposophia Theomagica, 1650). L’opera fondamentale di Francesco Bacone, Il Nuovo metodo della scienza (1620)11, vuole mettere fine all’antica logica di Aristotele. Bisogna precisare che, senza dubbio per prudenza e tenuto conto della sua posizione, lascia poco spazio all’esoterismo nei suoi scritti.

Francesco Bacone non arriverà a imporre il suo progetto di riforma. Nonostante una prima disgrazia nel 1601, derivata da quella del suo protettore, il conte di Essex, favorito della regina, guadagna la fiducia di Giacomo I. Diventato Lord Guardia del Gran Sigillo nel 1617, raggiunge l’anno dopo una delle massime cariche del regno, Gran Cancelliere e diventa barone di Verulam. La sua carriera s’interrompe nel 1621 quando, dopo essere stato nominato Visconte di Sant’Albano, è vittima di un nuovo complotto che lo allontana definitivamente dal potere. In questo periodo scrive La Nuova Atlantide12. Non essendo riuscito a promuovere le sue idee nelle istituzioni, riprende il soggetto che lo ha occupato per tutta la vita sottoforma di finzione, di utopia13.

La Nuova Atlantide

Questo libro racconta la storia di viaggiatori che, lasciati il Perù si dirigono verso la Cina e il Giappone. A causa di venti sfavorevoli, la nave va alla deriva. A corto di viveri e credendosi prossimi alla morte, percepiscono un’isola ignota. Stanno per sbarcare quando dei messaggeri consegnano loro una pergamena che illustra le condizioni della loro ospitalità. Per sbarcare devono accettare di sistemarsi nella «Casa dei forestieri». Il documento è chiuso da un sigillo che rappresenta ali di cherubini vicino ad una croce, emblema che ricorda la formula di chiusura della Fama Fraternitatis: «All’ombra delle Tue ali Jehovah». Questo paese, Bensalem, è abitato da un popolo strano che è riuscito a sposare la saggezza e la scienza. La scienza è nello stesso tempo il fine e il principio dell’organizzazione sociale degli abitanti. Sembra che essi abbiano compiuto la «Grande Instaurazione» della conoscenza. Hanno ritrovato lo stato di Adamo prima della caduta, scopo vagheggiato da Francesco Bacone e dai Manifesti rosacrociani. I viaggiatori si sistemano nella «Casa dei forestieri» e un ambasciatore spiega loro che il paese è governato dalla «Casa di Salomone», o «Collegio dell’opera dei sei giorni». Questa allusione potrebbe richiamare l’epoca benedetta, quella in cui i RosaCroce accendono il «sesto candelabro», che, secondo la Confessio Fraternitatis precederà la fine dei tempi. «La Casa di Salomone […] ha lo Scopo di conoscere le Cause e l’andamento segreto delle cose e di ampliare i limiti dell’Impero Umano al fine di realizzare tutto il possibile»14. Questo gruppo di sacerdoti-scienziati possiede grandi laboratori per ricerche sulla scienza, sull’agricoltura, l’allevamento, la medicina, la meccanica, le arti… I risultati delle ricerche vanno a vantaggio di tutti gli abitanti di questo paradiso della scienza dove regnano prosperità e pace.

L’essenziale della Nuova Atlantide è la descrizione delle varie ricchezze scientifiche e dell’organizzazione della società che vive sull’isola di Bensalem. Il testo abbastanza breve è rimasto incompiuto. Sarà pubblicato soltanto nel 1627, cioè un anno dopo la morte dell’autore, dal suo cappellano William Rawley. Nonostante il nome della RosaCroce non compaia in quest’opera né nelle altre di Francesco Bacone, l’influenza rosacrociana si sente in molti punti. Questa somiglianza non sfuggì a John Heydon che cercherà di evidenziarne i tratti nelle sue molteplici opere. Francesco Bacone non ignorava la Fama Fraternitatis che circolava già come manoscritto. Ricordiamo che collaborò ai festeggiamenti che, nel 1613 celebrarono il matrimonio della figlia di Giacomo I con Federico del Palatinato, il protettore dei Rosacrociani. Francesco Bacone aveva immaginato un divertimento, Pasque of the Middle Temple and Lincoln’ Inn che si svolse il giorno dopo le nozze.

La Royal Society

Qualche anno dopo la morte di Francesco Bacone il suo progetto di riforma della scienza vedrà una sorta di realizzazione nella Royal Society (1660). Nel 1645, in piena guerra civile, si tengono le riunioni che daranno nascita alla Royal Society. Tra coloro che costituiscono il primo nucleo troviamo parecchi fuggiaschi scappati dal Palatinato dopo il disastro della Montagna Bianca15, come Théodore Haak o il dr John Wilkins, cappellano dell’Elettore del Palatinato. Quest’ultimo conosceva perfettamente le idee contenute nei Manifesti rosacrociani. Cita la Fama Fraternitatis e la Confessio Fraternitatis nella sua Mathematicall Magick (1648), libro che si ispira agli scritti di Robert Fludd e John Dee. È sorprendente che Robert Boyle, un altro membro del gruppo, quando si riferisce a queste riunioni nelle sue lettere usa l’espressione «L’Invisibile Collegio», termine di solito utilizzato all’epoca per i Rosacrociani! È interessante notare che Robert Moray, uno dei membri fondatori della Royal Society, appassionato di alchimia, è il protettore di Thomas Vaughan (1622-1666), poiché quest’ultimo, con lo pseudonimo Eugenius Philalethe, pubblica nel 1652 una traduzione inglese della Fama e della Confessio; The Fame and Confessio.

Questi pensatori vogliono staccarsi dal retaggio filosofico e religioso dei predecessori. Nel 1660, le riunioni di questo gruppo danno nascita alla Royal Society. Come afferma Frances A. Yates, anche se non si parla più di riforma universale né di carità e di educazione, ma essenzialmente di scienza, questa società adotta una parte degli ideali rosacrociani ai quali lo stesso Francesco Bacone si era ispirato. Thomas Sprat, nella sua Storia della Royal Society (1667), sembra lasciarlo intendere. Il frontespizio del suo libro riporta il busto del re d’Inghilterra, Carlo II, circondato da William Brouncker, primo presidente della società e da Francesco Bacone. Le ali che sovrastano il filosofo sembrano evocare la formula rosacrociana: «All’ombra delle Tue ali Jehovah». (L’artista che ha realizzato questa incisione, John Evelyn, era originario della Boemia.)

Comenius

Tra coloro che parteciparono alla fondazione della Royal Society, c’erano diversi personaggi che erano stati in relazione diretta con il rosacrocianesimo in Boemia. Uno dei principali è Jean Amos Komensky (1592-1670), detto Comenius, filosofo, pedagogo e scrittore ceco. A ventun’anni lasciò la sua Moravia natale per continuare gli studi ad Heidelberg. Assistette alla consacrazione di Federico V ed Elisabetta. Per tutta la vita sostenne la coppia reale di Heidelberg e persino dopo il disastro della Montagna Bianca (1620), ebbe la speranza che Federico ritornasse sul trono. Durante questo dramma casa sua viene bruciata, è costretto alla fuga e perde in breve moglie e figli. Amico di Johann Valentin Andreae, è affascinato dal progetto di riforma dei Manifesti rosacrociani. Il suo libro, Il Labirinto del Mondo e il Paradiso del Cuore (1623), un grande classico della letteratura ceca – e secondo alcuni un testo fondamentale della letteratura – evoca le sue speranze nel rosacrocianesimo. È il libro di uno spirito idealista le cui aspettative sono state distrutte dagli inizi della guerra dei Trent’Anni. Nel capitolo 12°, intitolato «Il pellegrino testimonia sui Rosacrociani», Comenius ricorda, in modo velato, il disastro che seguì la fine del regno di Federico nel 1621 e che nella sua caduta trascinò con sé il progetto di riforma lanciato dal rosacrocianesimo. Da ciò si capisce che, al contrario delle utopie del suo amico Johann Valentin Andreae (Christianopolis) e di Tommaso Campanella (La Città del sole), egli descrive una città dove tutto va male, scienza, occupazioni… e che in definitiva esiste un solo posto dove l’uomo possa trovare pace e conoscenza, il «paradiso del suo cuore». Incomincia allora a sognare un’epoca nella quale tutte le spade e le lance saranno trasformate in serpenti e in vomeri d’aratro.

La Pansofia

Questo periodo doloroso spinge Comenius a riflettere sull’importanza dell’educazione. Le idee di riforma universale presenti nei Manifesti rosacrociani contribuiscono molto probabilmente alla schiusa del sistema che progetta, la Pansofia o Conoscenza Universale, basata sulla relazione macrocosmo-microcosmo. Così scrive una delle sue opere essenziali: La Grande Didattica o l’arte universale di insegnare tutto a tutti (1627-1632)16. Questo testo comprende una parte filosofica e mistica e un’altra dove si parla dei modi e degli strumenti pedagogici. Comenius, in effetti, non si occupa solo di riflettere sulla pedagogia; si interessa anche alla sua finalità. Include la sua teoria nella storia universale e vede nell’educazione la via d’uscita offerta all’umanità per ritornare alla purezza perduta con la Caduta di Adamo. È il modo migliore di prepararsi alla vita eterna. Egli vuole dunque che tutti gli esseri umani, d’ogni dove, possano accedere all’insegnamento. L’opera è seguita da un testo di Johann Valentin Andreae, «Esortazione», che invita tutti a seguire il metodo di Comenius.

Dopo parecchi anni di esilio forzato, Comenius è invitato dal suo amico Samuel Hartlib, vecchio studente di Heidelberg come lui, ad andare in Inghilterra per unirsi ai suoi progetti di riforma dell’educazione e all’organizzazione di società filantropiche. Entrambi ammiratori di Francesco Bacone si sentono pronti per la costruzione della «Nuova Atlantide». In Inghilterra Comenius scrive Il Cammino della Luce (1641)17, dove i temi dei Manifesti sono così presenti da indurre taluni storici a chiamare questo libro «la Fama di Comenius». Nella prefazione alla versione che pubblicherà ad Amsterdam nel 1660, parla dei membri della Royal Society come degli Illuminati!

Il Collegio di Luce

Dal 1645 comincia a redigere un’opera che rappresenta il coronamento del suo lavoro: La Consultazione universale sulla riforma degli affari umani. L’idea centrale, la necessità di una riforma adatta all’instaurazione di un’era di prosperità e di pace, riprende l’idea centrale dei Manifesti rosacrociani. L’opera si divide in sette parti, numero sul cui simbolismo non è il caso di soffermarsi ora. Ogni parte ha un nome il cui prefisso pan sottolinea l’universalità: Panégersie, Panaugie, Pansophie, Pampédie, Panglottie, Panorthsie, Pannuthésie, tutte scienze capaci di portare l’umanità a riflettere sul suo posto nella creazione, a contemplare la Luce universale, ad accedere alla Saggezza universale, ad adottare una Lingua universale, a favorire l’educazione di tutti… Propone anche una nuova organizzazione del mondo dove ogni paese sia diretto da tre organismi: un Collegio della Luce, un Concistoro della Salute e un Tribunale internazionale della Pace, tutte istituzioni che prefigurano le grandi strutture internazionali come l’ONU o l’UNESCO, che sorgeranno secoli dopo. Comenius muore prima di completare la redazione dell’opera della quale nondimeno compose gran parte18.

Possiamo dire che con Comenius il rosacrocianesimo ha contribuito all’instaurazione di un nuovo modo di concepire l’insegnamento. Jules Michelet ne fa il «Galileo dell’educazione». Per il pedagogo Jean Piaget, che lo ammirava profondamente, è uno dei precursori della pedagogia, della psicologia, della didattica e delle relazioni tra scuola e società19. In linea generale, Comenius è un personaggio lodato e rispettato per il suo umanesimo. Nel dicembre 1956, l’UNESCO gli rese un omaggio solenne. Nella conferenza generale di quell’occasione, Comenius fu presentato come uno dei primi divulgatori delle idee cui l’organizzazione si era ispirata al momento della fondazione.

Gli Illuministi

Come si può constatare, i Manifesti rosacrociani non hanno lasciato i filosofi indifferenti ed hanno svolto un ruolo nello sviluppo della cultura europea.

Dopo questo periodo, esoterismo, filosofia e scienza si separeranno. Da un lato gli Illuministi e dall’altro l’Illuminismo. Da quel momento si produsse la nascita dei primi gruppi principali che caratterizzeranno a lungo l’esoterismo occidentale. Mentre fino ad allora i depositari dell’esoterismo costituivano più delle sfere d’influenza che dei veri e propri movimenti organizzati, dopo si vedono apparire degli ordini iniziatici come la RosaCroce e la Massoneria, organizzati in logge per la trasmissione delle iniziazioni.

«Receda la violenza dalle cose, tutto scorra da se stesso», motto di Comenius.

Note

  1. Su questo punto, vedere La Filosofia Occulta all’epoca elisabettiana, Frances A. Yates, e «Storia delle correnti esoteriche e mistiche nell’Europa moderna e contemporanea» di Antoine Faivre, riassunto in Annuario della Scuola Pratica degli Alti Studi, tomo XCVI, 1987-1988. ↩
  2. Questa, come quella delle opere citate, rappresenta la data della prima rappresentazione pubblica. ↩
  3. The Holy Guide, leading the Way to the Wonder of the World (a Compleat Phisician) […] with Rosie-Crucian medicines…, Londra, 1662. ↩
  4. Franc-Maçonnerie, Ordre Chapitral, Nouveau Grade de Rose-Croix, Parigi, 1860, Collignon Libraire-Éditeur, pp. 17-20. ↩
  5. Per non allontanarci dal soggetto, non tratteremo questo punto che ha causato una quantità impressionante di pubblicazioni. Rinviamo i lettori ai libri di Donnelly Ignatius, Greta Cryptogram: Frances Bacon’s cipher in the so-called Shakespeare Plays (1887); a quelli del matematico Georg Cantor, La Confession de foi de Franci Bacon, la Résurrection du divin Quirinus Francis Bacon e Le Recueil de Rawley (1896, riedito da Erick Porge chez Grec nel 1997 col titolo La Théorie Bacon-Shakespeare); a quello del dr Speckman, Bacon is Shakespeare (1916), e all’articolo «Bacone o Shakespeare», del Rosicrucian Forum dell’agosto 1932 pubblicato nella rivista Rose-Croix dell’inverno 1985 n. 136, pp. 22-24 ↩
  6. The Masters, Londra 1912 (1917 per la traduzione francese, delle Publications Théosophiques). Questo lavoro fece seguito a una serie di conferenze di A. Besant a Londra nel 1907. Rudolf Steiner, nella stessa epoca, assume posizioni similari. Quell’anno A. Besant, M. Russak, H. Wedgwood ed altri Teosofi, hanno creato un Ordine che fa appello al rosacrocianesimo, l’Ordine del Tempio della RosaCroce (1912). I suoi lavori si interromperanno nel 1918. Maria Russak, allora divenne membro dell’AMORC. ↩
  7. Gli autori dell’opera hanno firmato con le iniziali: H.C. e K.M.B. È stato pubblicato a Paddington da Aimée Bothwell-Gosse, membro eminente della branca britannica del Diritto Umano e edito dalla rivista The Co-Mason. ↩
  8. Frances Yates, L’Illuminismo dei RosaCroce cap 9, si appoggia in questo ad uno studio di Paolo Rossi, Francis Bacon: from magic to science (1968). ↩
  9. Anche se la Fama Fraternitatis è stata pubblicata soltanto nel 1614, mentre La Dignità e lo sviluppo delle scienze nel 1605, dobbiamo ricordare che il primo Manifesto rosacrociano circolava in manoscritto molti anni prima della pubblicazione. ↩
  10. «Dat Rosaq Mel Apibus», celebre illustrazione del Summum Bonum (1626). Vedere il disegno in epigrafe dell’articolo n° 7 di questa serie, «La Rosa fiorente», nella rivista Rosa-Croce n° 22 p. 12 ↩
  11. Novum Organum, Londra, 1620. ↩
  12. Si è incerti sulla data della redazione. In genere si pensa che il testo sia stato elaborato nel 1623. Vedere La Nuova Atlantide, Michèle Le Doeuff e Margaret Llasera, Parigi, 1983, Payot, p. 13. Bacone desiderava che il testo fosse pubblicato successivamente alla sua Storia Naturale (Sylva Sylvarum), testo del quale aveva già pubblicato una bozza nel 1620. ↩
  13. Come dimostra Blandine Kriegel, durante il Rinascimento, il tema dell’utopia era solidale alla rivoluzione copernicana. Riferisce della ricerca di un nuovo equilibrio in un mondo nuovo. Vedere «L’Utopia democratica da Francesco Bacone a George Lucas», nella Rivista dei due mondi, aprile 2000, pp. 19-33. ↩
  14. La Nuova Atlantide, seguito da «Viaggio nel pensiero barocco», op. cit., p.72. ↩
  15. Vedere la rivista Rosa-Croce n° 22 p. 19 ↩
  16. Vedere La Grande Didattica, col. Filosofia dell’educazione, Parigi, 1992, ed. Klincksieck. ↩
  17. The way of the light (1641) opera rimasta manoscritta. ↩
  18. Vedere il suo riassunto in l’Utopia educativa, Comenius, Jean Prévot, Parigi, 1981, ed Belin, pp. 210-264. ↩
  19. Scrisse un articolo di lodi su Comenius nella Rivista dell’UNESCO nel 1957, (testo riprodotto in postfazione dell’Utopia educativa… op. cit. ↩