Rivista RosaCroce Primavera 2023Scarica il PDF

(pubblicato sulla RivistaRosa+Croce, Primavera 2023)

Rosa+Croceè una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine - ma impegnano solo i loro Autori - e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.


AutoreAna Claudia Quintana Arantes Dottoressa, Geriatra

Non abbiamo l’abitudine né siamo incoraggiati a parlare o a riflettere sulle nostre perdite e sul lutto nel corso della vita. Ma questo è essenziale per poter affrontarli e andare avanti più maturi, più saggi e più forti.

Rivista Rosa+Croce n.50 - Come affrontare le perdite?
Nonostante molte persone sappiano quanto sarebbe doloroso perdere una persona cara e quanto potrebbe essere difficile superare il lutto, sono poche quelle veramente interessate a imparare qualcosa da questa situazione. Abbiamo a disposizione centinaia di libri, programmi di formazione, corsi di riprogrammazione linguistica, di come raggiungere il successo, ecc. che predicano solo guadagni o risultati positivi. Ma la vita dimostra che le più grandi lezioni non si trovano nei corsi di preparazione al successo, bensì nella nostra quotidianità a partire dall’esperienza della perdita, a partire dagli insegnamenti che vengono alla luce quando qualcosa va storto.

Laureata presso l’Università di San Paolo (Brasile). Specialista in Geriatria e Gerontologia. Ha conseguito una specializzazione presso l’Università di Oxford nell’ambito delle cure palliative, campo in cui è diventata un punto di riferimento a livello internazionale. Riproduzione autorizzata.

Rivista Rosa+Croce n.50 - Come affrontare le perdite?
E possiamo imparare queste lezioni solo se accettiamo di fermarci per guardare cosa è successo. Di solito le persone non si fermano per riflettere su un ostacolo o un fallimento. Anziché riflettere su quanto accaduto, passano gran parte del tempo a lamentarsi e a considerarsi vittime degli avvenimenti – mai come protagoniste della propria vita. Una perdita potrà essere causa di una più intensa sofferenza se non riusciamo a vivere fino in fondo ciò che ci viene offerto. Ad esempio, se non viviamo pienamente una relazione, nel momento in cui essa finisce il dolore di ciò che non si è vissuto può essere tremendo. In un mondo come il nostro, per evitare la sofferenza preferiamo non andare a fondo con la scusa dell’autoprotezione. Se non facciamo del nostro meglio, non c’è modo di rendersi conto di quanto l’altro si sia trasformato dal momento in cui ci ha incontrato. E se non accettiamo ciò che l’altro ci ha offerto, non ci renderemo mai conto di quanto tale incontro abbia trasformato anche noi. Ne diventeremo consapevoli nel momento in cui non ci sarà più tempo, o peggio ancora, nel momento in cui il rapporto sarà morto, sarà finito, avrà esalato il suo ultimo respiro. Di solito la grande difficoltà che affrontiamo in una relazione è che nessuna delle parti coinvolte parla e nemmeno analizza la possibilità di una fine prima che essa arrivi definitivamente. Vogliamo credere che tutto sia per sempre, che in qualche modo le cose funzioneranno. Tuttavia, niente dura per sempre. La difficoltà che abbiamo nell’accettare che le relazioni cambiano, che le persone cambiano – e che anche noi cambiamo – è una delle più grandi sfide nelle relazioni umane.

Dare valore a ciò che conta davvero

Anche quando si parla di sconfitta nella vita professionale la situazione non cambia molto. Fin dalla giovane età siamo costretti a pensare che per noi esista solo una strada verso il successo e la felicità. E questo, in generale, significa avere una carriera di alto livello, un ottimo stipendio, un grosso conto in banca, una famiglia nel miglior stile “barilla” (padre, madre, figli, tutti seduti a tavola felici e contenti) e salute eterna. Ma quando la realtà bussa alla nostra porta, ci rendiamo conto che la carriera, il successo e i tanti soldi sono delle condizioni rarissime. E, per di più, spesso circondate o colme di profonde delusioni e tanto sacrificio. La famiglia perfetta non esiste, e a causa dei conflitti che non impariamo ad affrontare, le perdite continuano a verificarsi e a causare molta sofferenza. Ed ecco che quando la salute scompare – questa, sì, molto poco valorizzata rispetto alle altre dimensioni dell’essere umano – contempliamo per la prima volta la possibilità della nostra reale finitezza. Ed è a causa di questa perdita che possiamo guardare ciò che conta davvero in questa esistenza. Dovremmo prendere in considerazione solo ciò a cui non si dà la dovuta importanza. Impreparati per le perdite e per il lutto Negli incontri con gli amici, nelle reti sociali e a pranzo con la famiglia non si parla mai di “come perdere”. Ci sono dei corsi per un’infinità di argomenti, persino corsi per ciò che potrebbe non accadere. Come mai non siamo preparati a perdere, a fallire, a cadere?

È importante comprendere che non c'è fallimento di fronte alle perdite lungo la nostra traiettoria. È importante avere rispetto per la grandezza dell’essere umano che affronta il suo percorso e lo riconosce come fonte di evoluzione e di maturità. Il vero eroe non è colui che scappa quando intravede la possibilità della sconfitta, ma colui che la riconosce come la sua più grande saggezza. Osservando le varie situazioni della vita mi sono accorta che di solito ciò che rimane nella nostra mente è l’ultima impressione. Ti sposi con la persona più incredibile del mondo, trascorri anni insieme camminando fianco a fianco, ma poi accadono i malintesi e la relazione finisce. Qual è il ricordo che ti rimane? Quello degli ultimi momenti, delle liti, delle discussioni, delle accuse. E riesci solo a tenere in mente tutto ciò che ti ha fatto male e senti un’enorme difficoltà o addirittura un’incapacità di valutare ciò che è stato vissuto in modo positivo. Quali impressioni lasceremo agli altri riguardo i nostri ultimi giorni in un rapporto o in un impiego? Come faremo a valorizzare ciò che abbiamo imparato dalle esperienze importanti che abbiamo vissuto e che si sono concluse? Anche la sofferenza causata dalle perdite immateriali è un tipo di lutto. Il processo di ripristino della nostra autostima e di riconoscimento della nostra parte migliore richiede tempo e una lunga riflessione. Liberarsi dai pesi Solo quando guardiamo agli avvenimenti con gratitudine ci liberiamo dalla sofferenza per le perdite e per il lutto, e questo può richiedere molto tempo. Naturalmente è difficile agire così quando siamo ancora feriti e tristi. Ma con pazienza e amore avremo la possibilità di liberarci da questo peso per poi sentirci leggeri e seguire la nostra strada. Dobbiamo ricordare che la durata del lutto riguardo qualsiasi perdita compromette la qualità del tempo che viviamo, che sia un ciclo lavorativo che volge al termine, la fine di una relazione o la fine di un’amicizia. Questo perché, in generale, la vita va avanti e sembra che non ci sia spazio per le pause che ci permettono di elaborare ciò che è accaduto. Vivere con gratitudine Cosa dobbiamo fare se la vita richiede fretta e l’anima richiede calma? Penso che dovremmo, prima di tutto, evitare di incolpare gli altri, poi dovremmo cercare di vivere il meglio che abbiamo in ogni momento, vivendo pienamente ogni relazione. La perdita è insita nella vita e ne fa parte. Se riusciamo a capire che ciò è inevitabile, possiamo cercare di essere più sereni per non temerla – o evitarla quando accadrà. Credetemi, un giorno il nostro tempo per vivere finirà – questo è davvero inevitabile – ma il modo in cui scegliamo di essere qui può portarci ad avere delle esperienze di immortalità. Per avere successo nella nostra vita dobbiamo imparare a non vincere sempre. Se riusciamo a staccarci dalla tristezza di un fallimento saremo sulla buona strada per una vita migliore. Pertanto, è importante sapere che, nonostante sia difficile, possiamo scegliere come affronteremo le perdite: se lo faremo con sofferenza eterna o con gratitudine.

Lo psichiatra Colin Parkes dice che il lutto è il prezzo dell’amore. Infatti, quando ami molto, il dolore è molto forte. Ma più grande è l’amore, più facile è reggere il dolore. Se ami molto una persona e sei preoccupato per lei, se non riesci a pensare alla possibilità di perderla, ti suggerisco di amarla molto, di non risparmiare minimamente il tuo l’affetto nei suoi confronti, di amarla incondizionatamente. Perché nell’eventualità che tu la perda, l’unica cosa che non puoi sentire è il pentimento per non aver espresso questo amore, di non averlo vissuto in tutti i suoi aspetti in tutti i momenti in cui quella persona era presente. Quando esprimi la pienezza dell’amore in vita, hai già la cura quando sarà il momento del lutto. Quintana Arantes