(Pubblicato sulla Rivista Rosa+Croce, Autunno 2024)

Rosa+Croce è una rivista semestrale pubblicata dalla Grande Loggia dell'Antico e Mistico Ordine della Rosa-Croce. Anche se gli articoli pubblicati non rappresentano il pensiero ufficiale dell'Ordine — ma impegnano solo i loro Autori — e non costituiscono in alcun caso parte integrante dell'insegnamento, offrono ugualmente una valida percezione della filosofia rosacrociana.


Interpretazioni diverse

Autore Alessandro Breazzano
Rivista Rosa+Croce n.53 - Interpretazioni diverse
«Quando ci interroghiamo, le risposte che troviamo sono espressione di quel che siamo divenuti fino a quel momento.»

Viene spesso da pensare e meditare su quale sia la relazione tra la singola persona e l’universo. Scienza e filosofia hanno analizzato ed elaborato soluzioni diverse. Anche la poesia può suggerire al cuore delle intuizioni personali che vanno sicuramente bene per ciascun lettore; ma su un piano razionale i rapporti logici della struttura grammaticale e sintattica del testo possono fornire più interpretazioni possibili, delle quali spesso nessuna è sicura, ma ciascuna può ancora suggerire altre emozioni e pensieri al nostro sé.

Rivista Rosa+Croce n.53 - Interpretazioni diverse

La poesia mistica de Il cantico delle creature di S. Francesco d’Assisi, ad esempio, indica la comunione con tanti elementi dell’universo, considerati come fratello o sorella (sole, luna, stelle, vento, aria, foco, acqua, matre terra, morte corporale). Di solito il significato più immediato che viene dato a tutto il testo è quello che Dio deve essere lodato perché ha creato le varie cose; è come se l’uomo fosse al centro dell’universo e ringraziasse per tutto quello che ha a disposizione; questo è certamente in sintonia con la lettura della Bibbia, dove l’uomo è presentato come il re del creato.

Rivista Rosa+Croce n.53 - Interpretazioni diverse

Tuttavia, le interpretazioni possibili del rapporto tra le cose, l’uomo e Dio, sono diverse a seconda del significato assunto dalla preposizione per: infatti, nel seguito del cantico questa è usata una sola volta per indicare il rapporto di causa. Prevale l’uso di per come mezzo e quindi il senso sarebbe: Dio sia lodato per mezzo delle cose; ciò comporta una diversa relazione, e, cioè, che l’uomo non può lodarLo direttamente, ma deve chiedere che le creature lo facciano; tanto più che Francesco all’inizio aveva già stabilito «nullu homo ène dignu te mentovare»1. Altri considerano il per derivato dal francese par (la madre di Francesco era originaria di quella terra) per indicare chi compie l’azione, quindi il senso sarebbe: Dio sia lodato dalle cose; visione che accentua la lontananza tra Dio e l’uomo.

Rivista Rosa+Croce n.53 - Interpretazioni diverse
«Dovremmo esser tolleranti per chi espone un’interpretazione diversa dalla nostra preferita, perché bisogna comprenderne la validità di tutte su livelli diversi e per gli scopi differenti.»

Questo comporta che l’uomo non è degno d’essere direttamente in rapporto con la divinità, ma ha bisogno d’intermediari: può parlare di Essa alle altre creature, ma non direttamente ad Essa. Non si può, tuttavia, escludere la prima interpretazione perché in ogni caso è Dio ad aver creato il mondo ed è, quindi, la causa di tutto. Un lettore meditativo può pensare che i tre possibili significati siano compresenti, in quanto il testo è l’espressione di un Itinerarium mentis in Deum2 che il mistico ha concretato.


In una prima fase appare la distanza tra l’uomo e la divinità; in un secondo momento egli riconosce di essere uno degli elementi del creato e di avere una fratellanza con tutti gli altri. Successivamente può osare di chiedere alle altre creature di lodare Dio e, solo alla fine del processo di avvicinamento all’estasi, lodare direttamente il creatore.

Le interpretazioni possibili di un testo poetico non si escludono, ma possono coesistere in livelli diversi e comprensioni diverse. In effetti questo è per definizione polisemico, cioè ha più significati. La poesia è opaca e nell’ombra si possono scoprire cose parziali e più definizioni, ma non ha come fine di guidare alla comprensione unica e certa. È, cioè, ricerca di significato, di scoperte analogiche dell’universo e della vita.

La scienza, invece, si dice che tenda a fornire una conoscenza esatta; così è stato per molti secoli fino al XIX nel quale si credeva d’aver conosciuto tutto, tranne pochi dettagli non rilevanti. Fu proprio da questi (contrazione spazio-temporale, nuove geometrie, la radioattività, ecc.) che quel sistema andò in crisi, e ora, a distanza di più di un secolo, dopo gli studi di Popper, è noto che la scienza fornisce solo modelli di rappresentazione, che funzionano per un certo arco di tempo fino a nuove scoperte che li mettano in crisi. In altre parole, si limita ad uno scopo utilitario. I modelli si giudicano in base al loro funzionamento; a seconda dell’obiettivo, se ne sceglierà uno che sia utile. Le interpretazioni, sempre più generali, tuttavia, comprendono quelle precedenti come casi particolari.

Il sistema aristotelico-tolemaico, ad esempio, descrive geometricamente il moto apparente del Sole e dei pianeti visto dalla Terra: ogni pianeta descrive una semicirconferenza (ciclo) per poi tornare indietro e andare avanti (epiciclo). Questo sistema, ormai considerato errato e obsoleto, può essere ancora utile per conoscere esattamente la posizione di un corpo celeste all’interno del sistema solare. In effetti, con questo sistema astronomico gli uomini dall’antichità fino ad epoca abbastanza recente erano in grado di navigare.

Il sistema copernicano-newtoniano con l’equazione F = m · a (cioè la forza è proporzionale alla massa e all’accelerazione) definisce che i pianeti ruotano attorno al Sole e che la forza di gravità fa muovere i corpi: è utile per comprendere come agisce la gravità e oggi per inviare sonde e navicelle nel sistema solare, stabilire la velocità e l’altezza di un satellite geostazionario.

La relatività einsteiniana ingloba F = m · a come caso particolare di E = m · c² (cioè l’energia è proporzionale alla massa per una costante che è il quadrato della velocità della luce) e si mostra fondamentale per l’elaborazione di teorie astronomiche e cosmogoniche (ad es. l’universo stazionario, o in espansione, o in contrazione, studio dei buchi neri, ecc.).

Per concludere su un piano pratico, occorre riconoscere che si possono dare interpretazioni diverse di quel che a ciascuno di noi sembra un fatto, e che quindi dovremmo esser tolleranti per chi ne espone una diversa dalla nostra preferita, perché bisogna comprenderne la validità di tutte su livelli diversi e per gli scopi differenti. Sappiamo bene che dobbiamo sempre interrogarci, e che le risposte che troviamo sono espressione di quel che siamo divenuti fino a quel momento. In prospettiva, ciascuno di noi potrà giungere a vedere, al termine del proprio viaggio, nel Paradiso, ad imitazione di Dante, come nell’universo tutta la realtà si squaderna e come nella mente divina si armonizzano quelli che a noi sembravano opposti (la coincidentia oppositorum di Cusano e di Bruno) e qual sia la ragion segreta d’ogni cosa.

1 Nessun uomo è degno di menzionarTi.

2 Viaggio della mente verso Dio.


Il Cantico delle Creature

Versione in Italiano Moderno

Altissimo, tue sono la lode, la gloria, l’onore ed ogni benedizione. A te solo, Altissimo, si addicono e nessun uomo è degno di pronunciare il tuo nome.
Tu sia lodato, mio Signore, insieme a tutte le creature, specialmente il fratello sole, il quale è la luce del giorno, e tu attraverso di lui ci illumini. Ed esso è bello e raggiante con un grande splendore: simboleggia te, Altissimo.
Tu sia lodato, o mio Signore, per sorella luna e le stelle: in cielo le hai formate, chiare preziose e belle.
Tu sia lodato, mio Signore, per fratello vento, e per l’aria e per il cielo; quello nuvoloso e quello sereno e ogni tempo tramite il quale dai sostentamento alle creature.
Tu sia lodato, mio Signore, per sorella acqua, la quale è molto utile e umile, preziosa e pura.
Tu sia lodato, mio Signore, per fratello fuoco, attraverso il quale illumini la notte. È bello, giocondo, robusto e forte.
Tu sia lodato, mio Signore, per nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento, ci mantiene e produce diversi frutti con fiori colorati ed erba.
Tu sia lodato, mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore e sopportano malattie e sofferenze. Beati quelli che le sopporteranno in pace, perché saranno incoronati.
Tu sia lodato, mio Signore, per la nostra morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scappare: guai a quelli che moriranno mentre sono in situazione di peccato mortale. Beati quelli che la troveranno mentre stanno rispettando le tue volontà, perché la seconda morte non farà loro male.
Lodate e benedicete il mio Signore, ringraziatelo e servitelo con grande umiltà.

Testo Originale (Volgare Umbro)

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e ’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ’l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali.
Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ’l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.